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Venerdì pomeriggio, lezione di diritto alla pargola di cui ho già detto. Si parla dei diritti dei lavoratori dipendenti, questione spinossissima (<<Ma… esattamente, che cosa fanno i sindacati?>> Eh, ragazza mia, sapessi!) anche senza che io mi metta a sproloquiare sui liberi professionisti e le piccole imprese. Anche perché prima dovrei spiegarle cos’è un libero professionista, immagino. -.-‘

La sottoscritta:

<<…Quindi oggi il congedo di maternità non si chiama più così, ma “congedo parentale”, perché anche i padri, se vogliono, possono decidere di rimanere a casa pur conservando il proprio posto di lavoro…>>

Vengo interrotta da un interessante commento.

<<Ma, scusa, perché?>>

<<Perché cosa, pargola?>>

<<Perché anche i padri possono andare in maternità?>>

Io rispondo, con il consueto ma fastidioso tick all’occhio sinistro che di solito precede la catastrofe neuronale pargolica.

<<Come ti dicevo, non si chiama più “maternità”. Anche i padri possono andare i congedo per occuparsi dei figli neonati perché è loro diritto e così la famiglia può organizzarsi come me-…>>

<<Ma, scusa, come fanno i padri a occuparsi di un neonato?>>

<<Più o meno come fanno le madri, immagino.>>

<<Ma se gli uomini non allattano!>>

 

Ecco.
Questa ragazza informata sulla biologia, quanto sui più avanzati sistemi di cura del neonato, farà strada, me lo sento.
E immaginate la sua prole!