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Titolo molto zen, quello di questo post, per parlare di quello che potrebbe effettivamente essere considerato come un esercizio zen del Duemila: #100happydays.

Si tratta di un progetto che consiste nel fotografare, fermare nel tempo diciamo, un momento felice ogni giorno per cento giorni. Il sito web dell’iniziativa afferma che:

Viviamo in un’epoca in cui avere un’agenda piena è diventato qualcosa di cui vantarsi. Mentre la vita diventa sempre più frenetica, abbiamo sempre meno tempo per approfittare del momento presente. Per ogni essere umano, la capacità di apprezzare se stessi nel momento e nell’ambiente circostante in cui ci si trova è il primo passo per raggiungere uno stato di felicità duratura.

Ed è veramente difficile non concordare d’impulso con queste poche righe, anche essere felici anche solo per un secondo, per 100 giorni di fila è oggettivamente quasi impossibile. Personalmente, non so se invidiare o compatire chi ne è in grado o lo afferma.
Partiamo dal presupposto che la Felicità, quella di cui leggiamo nei libri, che sogniamo e che spesso citiamo a sproposito, non esiste. Non si può essere completamente e assolutamente felici; l’Uomo Occidentale (ma diciamo la verità, nemmeno quello Orientale) non è fatto per essere assolutamente felice, probabilmente gli è stata data una mente critica proprio per prevenirlo. Se siamo convinti di ciò – e, almeno, io lo sono – perché intraprendere un progetto come quello di cui sopra? Perché prestarsi ancora una volta a citare invano la Felicità, tra l’altro declassandola al livello di momenti e soggetti che possono essere fermati e fotografati? E pensare a – e di – fotografare un certo elemento non ruba in fin dei conti spazio al godimento di quel presunto attimo felice?
Sono tutte domande che mi sono posta all’inizio del progetto e per tutta la sua durata, anche se ho deciso di iscrivermi e portarlo a termine in ogni caso.
Perché alla fine quello che dobbiamo imparare dal #100happydays non è il significato di felicità, ma il saper riconoscere quelle cose che ci regalano un momento di serenità, o solo che migliorano di poco una cattiva giornata. Apprezzare le piccole cose, dunque, anche se non siamo tarati per farlo (e gli impegni giornalieri non hanno nulla a che fare con la nostra natura, ricordiamocelo), anche se per una giornata in cui lo troviamo facile ce ne sono altre cinque in cui ci costa molta fatica. E imparare anche che è giusto anche non essere per nulla sereni, per un giorno o due. Lo spettro delle emozioni umane è talmente vario che sarebbe un peccato non sfruttarlo tutto.😉