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Temo che oramai sia abbastanza chiaro che io e le favole in versione cinematografica non andiamo d’accordo.
Sul serio, prima c’è stata “Biancaneve e il Cacciatore”, poi “Hansel e Gretel” e giusto ieri sera “Maleficent”, con un’Angelina Jolie che, per convincerla a firmare il contratto, devono avere drogato o pagato profumatamente. O tutte e due.

Sarebbe bello, signori, potervi parlare di questa pellicola più o meno come ho fatto in passato con le altre, ma ammetto di trovarmi a corto di argomenti.
Posso dirvi che la grafica è molto bella, come i costumi e gli effetti speciali, ma che onestamente non c’è nulla che voi e io non abbiamo già visto altrove. La trama, invece, è sfortunatamente inesistente, i dialoghi quantomeno imbarazzanti e i personaggi… Beh, io tifavo per il corvo e in un paio di scene ho seriamente pensato di chiamare la Lipu.

E’ chiaro che l’intento di chi ha scritto la trama fosse quello di rivisitare la storia della strega della Bella Addormentata (aka, Malefica) in modo da veicolare la simpatica e stra-utilizzata morale de “la colpa non è mai di uno solo”, altrimenti detta “non siamo mai solo luce né solo buio”, “non coglieremmo mai la luce senza l’ombra che proietta”, etc. Sono sfortunatamente sorti due ehm… problemini, però.
Il primo è che, se tu vai a vedere un film sul cattivo di una favola, ti aspetti che il cattivo sia cattivo, soprattutto considerato che l’antagonista è il personaggio che più affascina in una storia; se me lo trasformi in una povera e innocente fanciulla che soffre per il tradimento ma trova il modo di redimersi, togli tutta la poesia. Il secondo problema è che, per sostenere la morale di cui sopra, hai bisogno di una trama efficace, hai bisogno di creare del pathos, di veicolare delle emozioni… tutte cose che in Maleficent brillavano per la loro totale mancanza.

Non è dunque il caso che voi spendiate i vostri tanto sudati soldini per andare a vedere Maleficent, a meno che non vogliate commentare questa mia dotta analisi (signori, quando il film e brutto ci si rifugia nelle riflessioni, abbiate pazienza).

Ho trovato curioso che nel riproporre al cinema le care, vecchie, favole della buona notte il ruolo del principe azzurro (ovvero, del maschio, dell’eroe senza macchia e senza paura. Quello.) sia completamente svilito.
Insomma, Julia Roberts trasforma i Principe in un cagnolino umano, mentre Biancaneve/Lily Allena impara le arti marziali da una gang di nani col complesso di inferiorità, l’altro principe azzurro biancanevesco non ha motivo d’esistere, soprattutto contando che il suo ruolo principale viene soppiantato da un cacciatore tremendamente somigliante a Thor (e che Biancaneve/Kristen Stuart ha la stessa espressione sia da viva che quando è in coma, ma su questo sorvoliamo)… Hansel ha il diabete e la sorella se la cava da sola, il principe azzurro di Aurora non solo si perde nel bosco (-.-‘), ma non sembra in grado di fare la sola cosa per cui è al mondo. Per carità, che gli uomini non fossero proprio quei baldi principi con cui la Disney aveva illuso tutte noi povere fanciulle si sapeva, ma non è un po’ troppo?

Intanto, io per qualche tempo ho chiuso con le favole al cinema. A meno che non ripropongano i vecchi e rassicuranti cartoni. ^^