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Non so voi, ma quando mi viene chiesto di scegliere il mio libro preferito mi sembra di fare un torto ad un nutrito gruppo di carissimi amici – anzi, fratelli – per privilegiarne solo uno.
Io non ce l’ho, signori, un libro preferito. Io ho libri, pagine e pagine che sono entrate nel mio cuore e che non ne hanno voluto più sapere di uscirne – e io ammetto che non mi sono mai mostrata dispiaciuta.

Per questo, quando la cara Primula mi ha citata per la Book Nomination (cliccate sull’immagine e arriverete al suo post ), ho subito pensato che condividere con i miei eterei lettori una citazione tratta dal mio libro preferito si sarebbe rivelato un problema.

Ci ho pensato su per un paio di giorni, non perché mi mancassero le citazioni (andiamo! Non ditemi che voi non tenete un quaderno delle citazioni!), ma perché selezionarne una sola senza cadere nel banale era piuttosto difficile.
Avrei dovuto scegliere uno dei grandi classici che mi piacciono tanto? E quale, di grazia?
Avrei potuto sprofondare nelle parole del caro Oscar (Wilde), oppure andare a trovare quel simpaticone di Dumas, magari fare un saluto ad una mia omonima nata dalla sua penna. Di Will (e sapete tutti a chi mi riferisco) ho parlato talmente tanto su queste pagine da sfondarvi le orecchie, giusto?

Dopo essermi lambiccata il cervello per un po’ sono arrivata alla conclusione che gli scrittori moderni, per così dire, offrono una scelta più varia e sicuramente più originale. La seconda scrematura che ho dovuto operare riguardava quello che volevo trasmettere attraverso la citazione da me prescelta. Pathos? Una disillusa ironia? Rabbia, vendetta, violenza? Amore, forse?
Metà delle mie multiple personalità è già disillusa di per sé, il pathos e la rabbia dalla sottoscritta francamente ce li si aspetta e l’amore è così incredibilmente banale! Tutti citano le più famose frasi d’amore, a volte anche facendo strafalcioni gargantueschi, quindi perché dovrei farlo anche io? Un ranuncolo con un altro nome avrebbe lo stesso… ehm, più o meno.😉

Allora ho pensato che, dato che si parla di libri e che la maggiore accusa che si muove a chi ama molto leggere è che preferisce stare con la testa fra le nuvole e occuparsi poco della realtà, rispondere una volta per tutte a quest’arida valutazione sarebbe stata cosa buona e giusta.

Queste pochissime righe sono un estratto di “Il Mio Nome è Nessuno”, di Valerio Massimo Manfredi (di cui ho già scritto qui). Ci troviamo quasi all’inizio del libro, quando Ulisse è ancora un bambino che conosce poco suo padre, i cui racconti lo affascinano moltissimo e lo incuriosiscono ancora di più. E’ proprio la verità quello che raccontano tutti? E cosa possiamo dire della verità? Beh, secondo Ulisse e Laerte…

<<“Sì” rispose (Laerte), “ma tu vuoi la verità o ciò che raccontano i cantori?”
Mi era difficile rispondere. La verità mi interessava davvero? E perché mai? Non è una cosa per bambini. Basta raccontarla, una cosa, e diventa vera. Il re di una piccola isola parte per una grande avventura. Partecipano tutti i migliori di Achaja. Poteva mancare lui? “E poi” pensavo, “nella mia isola ci sono soltanto uomini, capre, pecore e maiali. Ma se uno si spinge lontano, ma lontano lontano, chi lo sa che cosa trova. Mostri? Giganti? Serpenti marini? Perché no? Gli dei? Perché no?”
“Raccontami, padre, dimmi dei tuoi compagni: è vero che sono i più grandi eroi di Achaja?”

Non ricordo quanto tempo restammo su quella roccia a guardare il lento moto delle ombre e delle luci sui profili della nostra isola. Ascoltavo attento, incantato dalla voce di mio padre, masticando uno stelo d’avena. Le parole gli uscivano dalla bocca come stormi di uccelli da una rupe quando sorge il sole. Il suono era come quello del corno da caccia quando si alza di tono. Mi avrebbe accompagnato per tutta la vita.>>

 

E ora non mi resta che consigliare ai volenterosi lettori che trovate qui sotto di condividere a loro volta qualche riga di un libro.

Aries
Nellie
LifeAndOtherThings
To Write Down

Io rimango in attesa.😉