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oWq4EbJiIEGomYyqOJPxKf9f9UU Approfittando del programma di diretta dal National Theatre di Londra (di cui vi avevo già parlato qui), ieri sera ho visto un bellissimo “Othello”.
Mancavano sfortunatamente le graziose diapositive informative prima dell’inizio della proiezione, quindi purtroppo non so dirvi nulla sulla prima rappresentazione del dramma di Shakespeare, ma sono sicura che Wikipedia o qualsiasi altro mezzo di informazione potranno fare le mie veci.
Noi torniamo alla messa in scena del National Theatre.

Othello è senza dubbio molto più digeribile di Amleto, perché è più comprensibile, più semplice e di una passionalità più elementare. Se parteggiare per Amleto è oggettivamente difficile, per farsi trascinare dalla disperazione di Othello o dalla rabbia di Iago basta un attimo e dei bravi attori.
Come Adrian Lester e Rory Kinnear, ad esempio, che danno vita rispettivamente ad un Othello dalle molte sfaccettature (che voce!) e ad uno Iago che definirei addirittura sontuoso. I due protagonisti se la intendono meravigliosamente e si spartiscono la scena in modo perfetto. E poi, che tensione tra i due! Guardate solo la locandina dello spettacolo, guardate lo sguardo tormentato di Lester e quello di Iago che emerge dalla penombra: non sembrano perfetti anche a voi?

Protagonisti a parte, anche il resto del cast è assolutamente di prim’ordine, a cominciare da una stupenda Olivia Vinall nei panni di Desdemona, che è protagonista di una scena del soffocamento incredibile e che da sola risolleverebbe una performance discreta. Da citare anche il bravissimo Jonathan Bailey/Cassio.
Mi sento di riservare una menzione a parte per Rory Kinnear, perché il suo Iago è veramente qualcosa di sensazionale. Kinnear riesce a infondergli, oltre alla rabbia, al desiderio di vendetta e al tormento interiore che anima il personaggio, un sarcasmo e un’ironia particolarissimi che non possono lasciare indifferente anche lo spettatore che dovrebbe parteggiare per Othello. Dovrebbe, dico.
Per me, l’interpretazione di Kinnear è del tutto paragonabile a quella di Branagh nel film “Othello”. Qui sotto vi metto un paio di spezzoni del film, nel caso non lo abbiate mai visto.

Lo Iago di Branagh manca, come avete notato, del tutto di sarcasmo. E’ un vero e proprio diavolo tentatore, che sussurra all’orecchio di Othello e che difficilmente alza la voce. Kinnear invece urla, bisbiglia, parla ad Othello con voce incrinata; appare in definitiva molto più moderno e sicuramente appetibile al pubblico.

Lasciamo ora gli attori nel loro brodo e parliamo dell’azzeccatissima scenografia, molto particolareggiata e piena di parti mobili. Data la scelta inserire la tragedia in un contesto moderno (presumibilmente una base militare in Medio Oriente), i colori tendenti ai toni del grigio e del beige, che sfumano benissimo nella penombra, sono stati una scelta particolarmente felice e che viene giustamente ripresa nei colori dei costumi. L’unica nota cromatica viva rimane quindi il sangue rossissimo che sgorga in un paio di occasioni e che naturalmente contrasta con la neutralità dei costumi.
Ho particolarmente apprezzato la scelta di dipingere Othello con tratti molto simili a quelli del tipico americano che svolge incarichi similari: completo da lavoro nero e camicia bianca quando è in borghese, uniforme perfetta durante la missione, postura rigida ma gesticolazione frequente e chiara nel significato. Il tutto a sottolineare che Othello è uno straniero -è diverso anche se non tanto quanto ci sembra-, ma anche che è incline ad agire guidato da passioni e istinti, invece di usare la testa come fa l’inglesissimo Iago. Anche Cassio, altro personaggio meramente istintivo, ha tratti più americani che inglesi, guarda caso.

Prima di concludere questa lunghissima ode all’Othello di ieri sera, vorrei citare la scena più impressionante di tutta la rappresentazione, giusto sul finire dell’opera.
La morte di Desdemona per mano di Othello, che la soffoca sul suo letto nuziale.
E’ una scena fortissima e di un realismo estremo; solo la sua durata mette i brividi, per non parlare dell’interpretazione degli attori. La Vinall deve aver avuto un coraggio da leoni per ripetere questa scena giorno dopo giorno per tutto il tempo in cui lo spettacolo è rimasto in essere, soprattutto considerando quanto è esile lei e quanto invece è robusto Lester. Se anche il resto del dramma fosse stato – e non lo è – povero di pathos, questa scena avrebbe sicuramente fatto ammenda per la mancanza, ve l’assicuro.

Purtroppo, ci sono ben poche possibilità che voi possiate recarvi al cinema a vedere questo Othello, se non l’avete già fatto. Potreste sempre avere la fortuna di recuperarlo in altri formati, però, e magari tenervi pronti per la prossima proiezione in diretta dal National. Il dramma cambia, l’autore resta sempre lo stesso (buon, vecchio Will!), e avete più o meno un mese di tempo per organizzarvi (info).
E poi, suvvia, una bella tragedia non si nega mai a nessuno! 😉

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