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Prima di cominciare a parlare del film, io avrei una richiesta.
Adesso che ho recensito ben tre pellicole di una settimana, mi date una bambolina? Va bene anche un pupazzetto o una coccarda scintillante, per carità, basta che ci sia qualcosa che testimoni questo evento più unico che raro: ben tre post riguardanti il cinema (inframmezzati da uno paciugoso… stare davanti allo schermo mette fame)! Insomma, niente premio di riconoscimento? No? Capisco, c’è crisi.
E va bene, allora veniamo a Monuments Men, scritto, diretto, prodotto e interpretato da Mr Nespresso in persona, George Clooney.

Il novello factotum della città, sostenuto da alcuni attori vecchi amici suoi (qui l’ordine delle parole è del tutto intercambiabile, pensate!), sforna questa graziosa pellicola tratta da un libro omonimo del 2009, che io non ho avuto il piacere di leggere, ma che è già finito nella mia coda di lettura.
Sembra che l’intera faccenda di questi “Uomini dei Monumenti” sia una storia vera: una missione ideata dalle forze alleate verso la fine della Seconda Guerra Mondiale per recuperare e restituire le opere d’arte sottratte dai nazisti alle città conquistate. Io confesso di non averne saputo nulla fino alla prima volta in cui mi è capitato di vedere il trailer del film di George.

Data la trama e l’ambientazione, Monuments Men poteva benissimo essere un film di quelli che causano crisi di pianto incontrollabile, ma se c’è una cosa che si può dire del buon vecchio George è che lui sa come utilizzare la leggerezza. Le scene commuoventi e anche quelle davvero tristi ci sono, ma sono sapientemente proporzionate e mescolate alle solite gag che ci si aspetta da Goodman, Murray, Damon e Clooney, in modo che la visione dell’intera pellicola non risulti per nulla pesante, anche se chiaramente gran parte del pathos insito nella trama va perso. Che volete, sono americani.

Prima della visione, sono stata informata del fatto che la critica abbia definito Monuments Men “troppo patriottico”; beh, quell’ultima bandiera a stelle e strisce alla fine del film si poteva effettivamente evitare, ma per il resto trovo che ci siano film con molte – mooooolte – meno pretese di questo in cui i riferimenti patriottici sono decisamente di più e molto meno giustificati.
Personalmente, ho trovato la pellicola molto godibile, con un cast senza dubbio ben scelto, paesaggi incredibilmente belli e una narrazione a prova di noia. Da andare a vedere senza timore, quindi.

Qui sotto, lascio una foto relativa ai veri Monuments Men, con uno di loro accanto ad un dipinto che forse vi risulterà familiare, anche se non si tratta della Gioconda (…ma perché quando si parla di arte ciccia fuori sempre questo quadro?? Signori, anche se vogliamo limitarci al buon Leo, di tele ne ha dipinte parecchie, eh!), ma prima voglio condividere la prima scena del film in cui, lo ammetto, mi si sono velati gli occhi.
E’ proprio all’inizio, quindi non corro il rischio di fare alcun spoiler.
La scena si apre su un luogo non identificabile coperto dalle macerie; qua e là ci sono ancora alcuni focolai di incendio, è chiaro che c’è stato un bombardamento. Si sentono urla, grida di dolore e rumori di crollo, e poi uomini e donne – preti, suore e cittadini comuni – che si incitano l’un l’altro mentre, in fila, si passano dei sacchi di sabbia. La catena di operai improvvisati sembra finire in un edificio pesantemente colpito dai bombardamenti -a noi appare come un cumulo di macerie sorretto da qualche trave di legno-, in cui non ci può essere anima viva. Qual è quindi il motivo di tutta questa agitazione, dei volti disperati e preoccupati insieme delle persone che si stanno passando febbrilmente un sacco di sabbia dopo l’altro? Sullo schermo ce lo mostrano subito.
Gli ultimi o i primi della fila, come volete vederli, posizionano i sacchi di sabbia a sostegno di un dipinto a muro che è miracolosamente stato risparmiato dai bombardamenti, anche se la parete al di sotto di questo non esiste quasi più e quindi l’affresco minaccia di crollare da un momento all’altro.
Ci troviamo a Milano, nel 1944. Il dipinto in questione è il Cenacolo di Leonardo da Vinci.

Questa invece è la Primavera, di Botticelli. Ditemi che lo sapevate.

Questa invece è la Primavera, di Botticelli. Ditemi che lo sapevate.