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La catena dei cinema The Space partecipa ad un’iniziativa del National Theatre di Londra, che porta nelle sale cinematografiche alcuni spettacoli di successo della stagione in corso, ma anche di quelle passate. Dico, una registrazione dal National Theatre di Londra (non so se più famoso per l’eccellente scelta del cast o per il comitato direttivo), in lingua originale. Shakespeare, per di più. Potevo io ignorare tutto ciò?
No, appunto, quindi ieri sera sono andata a vedere “Hamlet”.

4f4541eb6c69ec21d4f6e8ba540dbf27Si tratta di una messa in scena del 2010 del famoso dramma shakespeariano, recitato per la prima volta al Globe Theatre nel 1601.
Naturalmente, ignoravo completamente la data della prima di Amleto, ma i (pochi) presenti in sala hanno avuto la fortuna di assistere ad un interessante documentario giusto prima dell’inizio del dramma. Documentario che seguiva una decina di diapositive che giravano in loop e che concernevano gli spettacoli della stagione in corso, alcuni interessanti aneddoti sul National Theatre, contatti Twitter e Facebook (maggiori informazioni qui)… Insomma, io e i miei dottissimi compagni abbiano giusto fatto in tempo a imparare a memoria il discorso di una qualsiasi guida turistica del NT e altre utili informazioni, prima che cominciassero le 3 ore e 50 minuti di spettacolo, pietosamente inframmezzati da un quarto d’ora di intervallo.

Se non sapete nulla di Amleto (citarmi “Essere o non essere”, con o senza teschio, non vale), fatevi qualche ricerca. Meglio ancora, leggetevi una buona trasposizione in italiano e fatevene un’opinione da soli.
Di mio, posso dirvi che la trovo una delle più belle opere di Shakespeare, ma anche una delle più pesanti. Che i soliloqui di Amleto sono tutti incredibilmente belli e commuoventi, che conoscere solo la prima linea del terzo tra questi è un vero peccato. Potrei anche spingermi fino a mettere qui, nero su bianco, che l’inquietudine che genera la lettura (meglio ancora, la visione) di quest’opera accompagna il lettore/spettatore per un po’ di tempo e che occasionalmente si ripresenta, come la ricaduta di una qualche malattia.
Potrebbe anche darsi, però, che quest’opera vi faccia schifo o che voi la troviate tremendamente noiosa, quindi non mi pronuncerò oltre. Parliamo della resa del National.

E’ assolutamente meravigliosa.
Gli attori sono tutti interpreti di prim’ordine, nessuno escluso. Una doverosissima menzione a parte la merita Rory Kinnear, che veste i faticosissimi panni di un Amleto iper-sensibile, a tratti divertente, a tratti irridente. Per la maggior parte del tempo tragico, come d’altronde deve essere, e Kinnear riesce davvero a spezzarti il cuore in certi momenti. All’uscita dal cinema (a cavallo tra l’una e un quarto e l’una e mezza) ho affermato di non aver mai visto il signor Kinnear recitare prima, ma stamattina ho scoperto con una certa sorpresa che mi sbagliavo, che in realtà l’avevo visto e adorato nei panni di Bolingbroke in una resa di Richard II per la BBC (al fianco di un Ben Whishaw incredibile!). Per scusarmi, vi dico che la postura, lo sguardo e il tono di voce di Bolingbroke sono talmente diversi da quelli dell’Amleto di ieri, che si direbbe quasi che il vecchio Rory abbia un gemello.

La scelta di ambientare la vicenda in epoca moderna è veramente azzeccata, perché aumenta il senso di inquietudine che serpeggia per tutta la tragedia e perché la regia mantiene detta modernità sotto controllo, impedendole di strabordare. I costumi sono moderni come la scenografia (menzione a parte per le magliette personalizzate: semplici ed efficaci nel veicolare il messaggio, ma non aveva fatto qualcosa di simile anche Bon Jovi qualche anno fa?), con colori cupi, principalmente bianco, nero e toni del grigio, che contrastano con il bianco del finto marmo delle scene.
E se Shakespeare, gli attori e le scene non sono riusciti ad innervosirvi neanche un po’, non temete: ci penserà la musica di sottofondo, vibrante e assordante nei suoi toni bassi, accompagnata dai bruschi cali di illuminazione tra una scena e l’altra, ad interrompere quella che i realtà è una penombra che dura per l’intera durata dello spettacolo.
Una serata in compagnia di Shakespeare – e con una così buona trasposizione – è sempre una serata ben spesa, fidatevi. Nel caso vi andasse di provare, ho appena scoperto che dall’11 marzo verranno trasmessi altri quattro spettacoli…😀