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E’ estremamente facile abituarsi ad una situazione che si vive quotidianamente e che ci riguarda in maniera marginale. Non c’è nulla di male nell’abitudine, spesso ci aiuta a superare periodi e situazioni difficili, diminuisce lo stress, è necessaria perché noi riusciamo a conservare la nostra sanità mentale. Il problema, naturalmente, è che l’abitudine può portare a curarsi meno delle proprie azioni e a volte a commettere errori.

Prendete la Genitrice.
Generalmente, la Missione Esselunga vede impegnata tutta la famiglia stregonesca, tolto il gatto, ma in queste ultime due settimane la sottoscritta è stata diversamente impegnata, quindi la Genitrice e Rambo se la sono dovuta cavare da soli. Io sono notoriamente fissata con la lettura delle etichette (per maggiori informazioni, consultate questo post): mi piace sapere esattamente cosa sto mangiando, e anche se non fosse così soffrire di celiachia presuppone che una le etichette le legga comunque.
Considerati alcuni importanti fattori (giovane età, vista migliore, maggiore velocità di lettura, spirito di osservazione, puntigliosità inarrivabile), tutti a mio favore, sono io a esaminare i prodotti da inserire nel carrello magistralmente guidato da Rambo da anni, e la Genitrice si è naturalmente crogiolata nella sicurezza che la sua puntigliosa figlia non acquisterebbe mai prodotti che potrebbero avvelenarla… Per gli Dei, di difetti sua figlia ne ha tanti, ma l’istinto suicida proprio le manca.

Tornando alle ultime due Missioni Esselunga. Vorrei innanzitutto rassicurarvi: i genitori rambici sono sopravvissuti e nello store Esselunga scelto per la Missione non ci sono stati morti o feriti, almeno che io sappia. Se trovo un cadavere nel bagagliaio della Rambocar, con un’inconfondibile tesserina verde in tasca, ve lo faccio sapere.
Dicevo, la Genitrice è tornata a casa con il bottino delle Missioni (precedentemente concordato con la sottoscritta su una lista della spesa color giallo canarino, compresa di marche particolari e quantità dei prodotti) con una busta di legumi secchi sulla cui confezione campeggia una deliziosa scritta in stampatello “PUO’ CONTENERE TRACCE DI GLUTINE” e una confezione di salume sottovuoto (alla voce, razioni d’emergenza) il cui nome non era presente nel prontuario AIC, che peraltro era rimasto al Covo, e che non recava alcuna dicitura.

Naturalmente, mi sono accorta di tutto prima di consumare i due alimenti. Non è successo nulla, io sono ancora viva e vegeta, ma la reazione della Genitrice quando le ho fatto notare gli errori è stata singolare.
Sì, perché non solo si è chiaramente offesa, ma ha addotto le seguenti motivazioni alle sue scelte.
Per i legumi non si è accorta della scritta, per il salume era convinta che fosse scritto sul prontuario.
Dirle che essere convinti non è sufficiente è ovviamente il minimo; le marche di prodotti alimentari sono migliaia, spesso hanno dei nomi simili, sono una di fianco all’altra al supermercato… confondersi è facilissimo.
Non leggere le etichette, invece, non è generalmente un peccato mortale. Mi spiego, se il compratore medio non ha idea della provenienza del prodotto che compra o di che cosa ci sia dentro (e la Genitrice rientra perfettamente in questa categoria come gran parte delle gente che fa la spesa), poco male. Ma per forza di cose un celiaco non è un compratore medio, e se tu vivi con un celiaco non puoi permetterti di essere un compratore medio. Quindi devi leggere quelle maledette etichette.

Quello che è successo è naturalmente che la Genitrice, non essendo più abituata a pensare che la salute di sua figlia sia nelle sue mani, ha fatto la spesa distrattamente e ha tirato su dei prodotti che avrebbero potenzialmente potuto farmi del male. Sono cose che è necessario farle notare, anche se è chiarissimo che lei non abbia agito di proposito, perché la celiachia è un problema serio. Non fa ovviamente piacere farsi riprendere, anche con i dovuti modi, soprattutto dalla propria figlia per come si fa la spesa, ma l’unica risposta accettabile in questi casi, da chiunque, è <<Mi dispiace, mi sono distratta>> e non <<Però adesso non farmela pesare>>, perché se io, celiaca, voglio stare bene, fartela pesare è esattamente quello che devo fare.
Perciò, genitori, fratelli, zii, cugini, amici, quellocheè di persone celiache, non prendetevela se vi viene fatto un appunto: vi assicuro che alla maggior parte dei celiaci non piace rompere i mar- (uffa, ancora con questo presidente della Regione! ^^) senza un vero motivo. E in ogni caso, non provvedete alla spesa per abitudine, senza fare veramente attenzione a quello che fate… purtroppo non tutti i celiaci sono sempre all’erta ventiquattro ore su ventiquattro. 😉

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