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Ho visto giusto ieri sera “Lo Hobbit – La desolazione di Smaug” al cinema.
Temevo che il film si sarebbe rivelato lento come il primo capitolo della seconda trilogia di Peter Jackson, e invece mi sbagliavo. Dei, siamo ben lontani dal ritmo de Il Signore degli Anelli, ma questo film si è rivelato piacevole e nemmeno troppo pesante.
I nani con contorno di mago e hobbit, come avrete certamente intuito dal titolo di questo articolo, hanno smesso di passeggiare tra valli, monti, colline e foreste e si sono messi a correre. Con un paio di mannari alle calcagna e qualche orso feroce che certamente li hanno stimolati in questo senso… per non parlare della graziosa lucertolina il cui occhio vedete in cima alle mie parole.😉

Scherzi a parte, parliamo del film.
Martin Freeman/Bilbo ha delle espressioni facciali particolarissime, che io trovo tra l’altro anche molto tenere oltre che indubbiamente comiche; è un Bilbo perfetto e mi sarebbe tanto piaciuto sentire la sua voce… Invece mi sono beccata un doppiaggio in lingua italiana non disastroso, ma di certo molto lontano dal mio concetto di “buono”. Senza contare che, guardando Lo Hobbit in italiano, ho perso la voce bellissima e profonda di Benedict Cumberbatch, che prestava il frutto della vibrazione delle sue corde vocali sia a Smaug che al Negromante. 

(una delle persone con cui sono andata al cinema, un uomo arido e senza cuore, mi ha praticamente minacciata di morte se avessi solo osato nominare l’attore inglese di cui sopra, ma a me piace vivere pericolosamente. Quindi, Cumberbatch, Cumberbatch, Cumberbatch!!)

Dicevamo del doppiaggio.
Sono rimasta perplessa da come certe battute in inglese sono state tradotte in italiano; voglio dire, potete figurarvelo, voi, un gigantesco, maligno, malvagio e vecchissimo drago che vi minaccia nel pieno della sua maestosità (effetti speciali splendidi, resa di Smaug incredibile!), dicendovi <<Ve la faccio vedere io la vendetta>>?? Non ne avrete bisogno, ci pensa il buon Luca Ward!

Come dicevo, gli effetti speciali sono come solito quasi tropo belli per essere veri. Non parliamo di scenografia, fotografia e inquadrature: potrei ad esempio passare ore a seguire la panoramica iniziale di Mirkwood senza annoiarmi nemmeno per un secondo. E vogliamo parlare di Re Thranduil? Mettetegli a fianco una moglie e chiamatelo Oberdan e Shakespeare non avrebbe nulla da ridire.
Non ho apprezzato particolarmente la scelta di inserire un nuovo personaggio femminile (l’elfa assassina) nella vicenda, anche se ovviamente ne capisco il motivo; Tauriel non da un vero apporto alla trama, non risulta particolarmente simpatica nè suscita qualche empatia nello spettatore… Francamente la trovo anche un po’ noiosa. Vedremo se cambierò idea nel terzo film della trilogia (ne bastavano due, signori della New Line: basta servire il Dio Denaro!).
Come sempre, fa piacere ritrovare i personaggi a cui ci si era affezionati con il Signore degli Anelli: se nel primo Hobbit avevo rivisto con piacere Elrond, Galadriel e Saruman, in questo secondo capitolo sono stata felice di rivedere Legolas, forse un po’ più robusto sulle spalle, ma sempre surfista e acrobata provetto. 

Insomma, si tratta di tre ore di film che scorrono piacevolmente, tra vecchi ricordi, nuove scene d’azione e qualche risata: consiglio assolutamente la visione di “Lo Hobbit – La desolazione di Smaug” a grandi e piccini e a ben vedere ho soltanto un appunto da fare, che non si discosta molto da quanto avevo detto per il primo film.

Jackson sembra appoggiarsi molto ad un suo grande merito, ovvero la bellezza di quello che ci mostra.
Ogni fotogramma è poesia pura per gli occhi, è tutto bellissimo, dal cupo Bosco Atro alla maestosa grandezza di Erebor, da Smaug (ancora, WOW!) alla città di Dale. Ma l’intero film è lontano dall’essere denso di trama, ecco. Potremmo paragonarlo ad una bella donna, che gioca tutto o quasi sul solo fatto di essere, appunto, bella.

Che c’è di male, direte voi. Assolutamente nulla.😉