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Ieri sera, dopo due estenuanti ore passate a spiegare ad una pargola i misteri della politica dei Gracchi (a proposito, oggi pomeriggio si replica), sono andata al cinema a vedere l’ultima fatica di Sofia Coppola: “The Bling Ring”.

Il film è tratto da eventi realmente accaduti fra il 2008 e il 2009, quando un gruppo di teenager americani benestanti si è introdotto nelle case di alcune celebrità e le ha derubate. Sofia Coppola ha deciso di fare un film su questa vicenda dopo aver letto l’articolo di Nancy Jo Sales per Vanity Fair, “The suspects wore Louboutins” (in italiano, “I sospetti indossavano delle Louboutin”).

The Bling Ring non è il classico film che si decide di vedere per passare un paio di ore in relax. Non è adatto ad una serata di divertimenti pur non essendo una pellicola impegnata, ma questo non significa che non valga i soldi del biglietto. Io l’ho trovato piuttosto interessante.

Il film manca quasi del tutto di trama ed è raccontato per mezzo di flashback mentre i giovani protagonisti rilasciano le loro dichiarazioni alla stampa o alla polizia. Non si può quindi parlare di ritmo narrativo, al massimo posso affermare che durante la visione del film non ci si annoia e non si ha l’impressione che qualcosa sia stato lasciato indietro.
Il copione, invece, è ottimo. Parte delle battute sono tratte da dichiarazioni presenti nell’articolo della Sales, mentre altre sono state aggiunte dai produttori; tutte, per la loro assurdità, strappano qualche risatina incredula e contribuiscono al senso di straniamento che la regista vuole chiaramente provocare nel suo pubblico.

Il cast è ben scelto e tra gli interpreti spicca una Emma Watson veramente in grande spolvero; la critica cinematografica aveva sottolineato la performance della vecchia Hermione, ma confesso che non ci avevo creduto più di tanto.
Ho anche apprezzato la scelta della colonna sonora, decisamente particolare ma pregnante (in quanto a colonne sonore particolari, d’altronde, la Coppola ci aveva abituato bene già con “Marie Antoinette” ^^).

Dicevo del senso di straniamento che deriva dalla visione del film.
Partendo dalle riflessioni più banali che è possibile fare sulla vicenda, si rimane quasi increduli nel constatare l’estrema facilità con cui una banda di ragazzini non particolarmente brillanti sia riuscita a penetrare in case di gente che non solo possiede moltissimo, ma che è addirittura abituata a girare circondata da guardie del corpo. La sicurezza dovrebbe essere il pane quotidiano di queste celebrità, eppure non una di loro aveva un sistema di allarme inserito in casa; Paris Hilton aveva lasciato le chiavi di casa sotto lo zerbino (-.-).
Subito dopo, si rimane basiti nell’osservare che i genitori di questi ragazzi (che non avevano una situazione familiare facile, d’accordo) non si siano accorti assolutamente di nulla. A cena i tuoi figli indossano abiti firmati e tu non chiedi la loro provenienza, non indaghi? La refurtiva era nascosta sotto al letto o direttamente negli armadi, come è possibile che i genitori non l’abbiano notata? Sono tutti interrogativi che, una volta finito il film, ti passano per la testa almeno una volta. Si percepisce anche un vago senso di disgusto di fronte al comportamento dei genitori, una volta iniziati le indagini e il processo; lasciare che i figli minorenni concedano interviste e facciano dichiarazioni alla stampa, per esempio. Trovar loro non solo un avvocato, ma anche un agente. Continuare a gestire la loro educazione come prima, senza riflettere sulla possibilità di attuare qualche cambiamento.

Quello che più mi è rimasto impresso e che mi ha lasciata anche con un certo senso di inquietudine addosso è che, al di fuori dei furti, il comportamento di questi ragazzini è in gran parte associabile a quello che si ritiene nella norma per piccoli mostr-… ahem, giovani di quell’età. Si va in discoteca, si beve (parecchio), ci si sballa, si gira in auto totalmente fatti e ci si presenta in pubblico con mise improbabili. E sopra ogni cosa, ci si fotografa e si postano gli scatti su facebook. In pratica, la differenza tra tanti ragazzetti e questi del film è che ai primi non è venuto in mente di derubare un personaggio famoso? E’ un’affermazione non veritiera, è ovvio, ma è un paragone che salta all’occhio nel film e che lascia un retrogusto un po’ amaro.

Banalizzazioni sull’argomento a parte, consiglio la visione di questo film, fino alla scioccante scena finale (niente spoiler, faccio la brava!). Attendo vostre impressioni.

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