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Ogni tanto un viaggetto, anche piccolo, ci vuole.
Forte di questa massima, sabato mattina ho preso un treno assieme ad un’ottima compagna di viaggio e sono scesa in quel di Mantova.

Mantova, città fondata dagli Umbri un paio di millenni prima di Cristo, sviluppatasi con gli Etruschi, conquistata dai romani intorno al 200 a.C, patria di Virgilio, famosa terra dei Gonzaga. Quella. Lo scorso weekend la stessa Mantova ospitava anche il Festival della Letteratura e una fiera del vintage.

Mantova 9_13 ponte

Mantova 9_13 palazzo ducale

 

 

Mantova 9_13 basilica s Andrea 2

Vi dirò che è stata una gran bella giornata, in cui ho scarpinato per le vie del centro immersa in un caldo asfissiante, ma in ogni caso in buona compagnia, schivando gli appassionati di bancarelle, pranzando in vecchie osterie dal nome curioso e riposando all’ombra di un sontuoso ippocastano sulla riva del Mincio, ad osservare paciosi germani e cigni dall’aria satanica.

I minuti spesi a guardare il fiume che scorre tra una twittata e l’altra, mentre si chiacchiera di scopi e sottotitoli blogghici, non sono sicuramente da considerare sprecati. Dei, confesso di aver provato un certo timore per la mia già citata compagna di viaggi che, armata di macchina fotografica e grande sprezzo del pericolo, si è avvicinata a tre cigni lontani anni luce dallo stato di denutrizione per catturare la loro immagine. Perchè i cigni, sappiatelo, sono animali infidi. Infidi e dal becco forte.
Come sono venuta a conoscenza di questa verità è un’altra storia. Che rimarrà segreta.

Proprio di fianco al Duomo troverete anche una casetta mezza ricoperta da rampicanti, con un ombroso porticato e un giardinetto. Un cartello rosso mattone, che stona terribilmente con ciò che gli sta attorno ma che se non altro risulta ampiamente visibile, vi informerà che si tratta della “casa di Rigoletto”, personaggio della celebre opera omonima verdiana, ambientata proprio a Mantova (se non ne conoscete la trama non ditemelo nemmeno: cercatela su Google e poi fate finta di nulla, che mi dareste un grande dispiacere. E – cuoricino stregato a parte- è proprio ora di farsi una cultura!). Ed è proprio la statua del gobbo giullare che vi guarda dal cortiletto.
Un tristissimo foglio pubblicitario (?) sulla bacheca alla vostra sinistra vi dirà, in una rima che ho rimosso, che portarsi a casa Rigoletto assicura fortuna imperitura. Fortunatamente per gli interessati, il cartello si riferisce ad una t-shirt con l’immagine di Rigoletto e non alla bronzea statua a grandezza quasi naturale, incastonata in un piedistallo di granito.

Mantova 9_13 Rigoletto 3

Tutti i viaggi seri della vita hanno un capolinea ferroviario, diceva qualcuno, e così sabato sera sono ritornata a Milano, canticchiando tra me e me un’aria o due dell’opera lirica già citata in un semideserto vagone della metropolitana. Dove fosse finita, alle 21:00, la famosa movida milanese lo ignoro, ma forse nel mio caso è stato meglio così.😉