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Diceva Kafka, e il coronamento di tutte le virtù.
Sarà, ma gli ultimi due giorni di agosto, o meglio l’ultimo giorno di agosto e il primo di settembre: questo weekend, per intenderci, sono stati difficili da sopportare.

Sarà che quando passi undici giorni, dal momento in cui torni alle vacanze insomma, senza avere un attimo di respiro o quasi, a correre da una parte all’altra di Milano per l’attività rambica, rischiando di rovinarti la manicure per smontare un computer due volte in una settimana e cambiando e riorganizzando orari, listini, promozioni e volantini innumerevoli volte, sprofondare tutto d’un colpo nell’inattività più completa è difficile, tanto che magari sei quasi contenta di avere quella traduzione dal tedesco da finire di domenica mattina.
Il problema di quella traduzione lì è che prima o poi finisce. Fatto di cui sei contenta per la prima mezz’ora, quando ancora non giri per il Covo come un’anima in pena in cerca di qualcosa da fare.

Intendiamoci, non che io abbia qualcosa contro l’ozio!
Se grandi menti come Seneca, Faulkner, Stevenson, Kundera, Wilde (ok, forse questo non è un buon esempio), Nietsche (ahem) e Virginia Woolf (lei di ozio forse ne ha avuto troppo?) ne esaltavano le qualità, chi sono io per dichiararmi contraria?
Però, secondo me, l’oziare dovrebbe essere controllato.

Mi spiego, bisognerebbe scegliersi un dato periodo, diciamo una mezz’oretta, di un giorno adatto allo scopo in cui non fare assolutamente e beatamente nulla. Non pensare a nulla, godersi il tempo che passa e che fugge, la brezza tardo-estiva, i temporaloni, il tg che parla delle code chilometriche in autostrada in cui sono imbottigliati, e lo sai per certo, anche i tuoi zii e la Genitrice Rambica, quello che volete voi. Così sì che ci si può godere l’ozio, così sì che si può essere contenti di rimanere nell’inattività più completa per poi uscirvi, all’ora stabilita, ritemprati e pieni di nuove energie.

Un periodo così dovrebbe essere segnato sull’agenda settimanale di tutti, e a me non dispiacerebbe affatto.
…Solo che poi anche l’ozio diventerebbe un’attività programmata, da espletare e portare a termine, e così facendo perderebbe il suo significato. O forse lo manterrebbe nella sua accezione più positiva, in cui, stando allo Scarafaggetto, esalta le virtù umane? E’ dunque prerogativa dell’uomo nobile, virtuoso e mentalmente forte ritagliarsi un certo periodo di tempo per fare una beata mazza? Perchè io personalmente ho scoperto di esserne incapace (se non per brevi periodi: quella mezz’oretta di prima, sono onesta, a me sembrerebbe interminabile) e quindi dovrei preoccuparmi. O forse non dovrei, dato che più che uomo sono donna. A meno che “uomo” sia da intendersi in senso generico, come essere appartenente al genere umano.
Ad un tratto mi risulta chiaro come mai tanti filosofi hanno trattato l’argomento.

Mi è invece lampante perchè il pensiero di iscrivermi alla facoltà di Filosofia non mi abbia mai nemmeno sfiorata. 😉