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Se non avete mai trascorso un tempo sufficientemente lungo in palestra probabilmente non ve ne siete mai accorti, ma la gente lì, dentro a quell’ambiente chiuso e arredato con grossi macchinari dai colori a volte improbabili, cambia. Cambia, ed assume tratti che a volte potrebbero essere associati a psicopatici e maniaci, se non fosse  che ci si trova appunto in un luogo in cui le generali condizioni da rispettare per la vita in comune non valgono proprio tutte. La maggior parte dei frequentanti dei centri sportivi si trasforma quindi in una specie del tutto nuova, fuori, grazie agli Dei, dalla linea evolutiva: l’Homus de palaestra. Tale specie si divide poi in diversi gruppi, che sarete certo in grado di distinguere dopo una breve osservazione.

C’è, ad esempio, il signore decisamente pingue che ha un disperato bisogno di dimagrire e nessuna voglia di farlo. Però si iscrive in palestra e la frequenta anche. I motivi di tale scelta sono molteplici; masochismo, una moglie rompipalle, una moglie rompipalle e fissata con le diete, una moglie rompipalle, fissata con le diete e che frequenta anche lei la stessa palestra. Generalmente, troviamo gli appartenenti a questa tipologia parcheggiati su una cyclette, rigorosamente recumbent (quella per intenderci in orizzontale e provvista di schienale), intenti a pedalare pigramente per venti, trenta, anche quaranta minuti, provvisti di una bella rivista e un paio di occhiali da lettura. Dopo la tranquilla pedalata, li si vede anche piazzati su un tapis roulant, sempre con la rivista (e qui hanno tutta la mia ammirazione: non spantegarsi sul muro alle proprie spalle è un’arte!), e il passo sostenuto di un novantenne.
Quando non si stanno facendo una cultura, i loro argomenti preferiti variano dal meteo, al calcio, alla politica e, se ci si trova ad inizio settimana, a quanto sono riusciti a mettere su durante le mangiate nel weekend; sembra tra l’altro che provino un certo gusto e anche una buona dose di orgoglio nel rendere pubblico a quella decina di persone che si sta allenando nello stesso momento lo sconvolgente risultato di essere riusciti a guadagnare oltre quattro chili in due giorni. Ognuno ha i proprio hobby, del resto.

C’è poi la signora fissata con le diete/il rimanere magra. Spesso, tale signora ha sposato il signore di cui sopra e vive nella costante preoccupazione di pensare a se stessa e anche al consorte. Se poi alle sue disgrazie aggiungiamo anche una figlia che ha preso più dal padre che da lei, allora quella donna diventa un’entrata sicura per i proprietari della palestra per  i prossimi 25 anni.
Parlo per esperienza, è assolutamente impossibile convincere gli individui di questa specie che c’è meno dell’1% di possibilità che riescano a riguadagnare, e soprattutto a mantenere, la forma e il peso che avevano a vent’anni, quando adesso sono attorno alla sessantina. Va’ a spiegare loro che e forme cambiano, che la menopausa fa il suo, che il metabolismo rallenta… Queste signore non demorderanno mai, saranno disposte anche a fare quattro ore di allenamento di fila, tra corsi fitness e sala pesi, pur di raggiungere il loro improponibile obiettivo; di più, guarderanno con occhio di falco qualsiasi utente di sesso femminile della palestra, registrandone senza bisogno di alcun macchinario il peso, la percentuale di massa grassa, la ritenzione idrica e il tono muscolare, e confrontandoli con i dati della volta scorsa. Il tutto in meno di dieci secondi e senza costi aggiuntivi.
Spesso cercheranno di imitare anche gli esercizi prescritti a persone più giovani e soprattutto più allenate, con il conseguente rischio di finire annodate su se stesse, nel migliore dei casi, o di rimanere appese ai cavi della cross over cable. Nel caso di una nutrita presenza di siffatti clienti si raccomanda quindi alla direzione tecnica della palestra la presenza di un istruttore sveglio e attento, possibilmente con esperienza come baby sitter a ragazzini difficili e che abbia imparato qualche nodo da marinaio.

Parente della specie di cui sopra è quella dei salutisti duri e puri.
Quelli che il lunedì e il giovedì vanno a nuotare, il martedì e il venerdì e la domenica sono  in palestra e il resto della settimana corrono. Quelli che si fanno cambiare la scheda di allenamento ogni settimana -dieci giorni se sono pigri -, sia mai che i muscoli si abituino allo sforzo!, ti chiedono l’esatto modo in cui un dato esercizio, anche uno che vedono fare a qualcun altro, influisca sul tono muscolare in generale (e te lo chiedono anche se non sei un istruttore), che sono in grado di interrompere il corso di pilates quattro volte in 55 minuti per chiedere spiegazioni all’insegnante. Quelli.
Ecco, loro sono uno spettacolo da vedere.
Se avete del tempo dopo il vostro allenamento, o se non avete proprio voglia di allenarvi, rimanete un po’ in palestra ad osservare queste persone: vi strapperanno almeno un sorriso, ve lo garantisco.
Tanto per cominciare, si tratta di gente puntualissima. Se la palestra apre in ritardo di qualche minuto, o se manca il loro istruttore, loro ci rimarranno molto male, sappiatelo. Anzi, la prenderanno come un’offesa personale. Se gli armadietti del vostro centro fitness sono numerati, vi consiglio per la vostra stessa sicurezza di non appropriarvi mai del loro numero preferito. E ripeto mai.
I salutisti duri e puri hanno spesso un abbigliamento da palestra alquanto discutibile, ad esempio non è infrequente vedere uomini appartenenti a questa razza girare con pantaloncini giro-chiappa e calzettoni di spugna fino al ginocchio, e passano i primi dieci minuti del loro allenamento a ripassare la loro scheda di allenamento. Si tratta naturalmente di una procedura inutile, perchè hanno imparato la scheda a memoria quando, la settimana prima, l’istruttore gliel’ha mostrata, ma certe abitudini sono rassicuranti, e non vogliamo mica dimenticarci il tipo di pesi da utilizzare per quell’esercizio ai dorsali, vero? Certo che no.
Dopodichè si passa a un riscaldamento al tapis roulant o a qualsiasi macchinario presente in palestra che simuli la corsa. Il salutista partirà con una pendenza da monte Everest e una velocità da centometrista, che manterrà pressochè invariate (anche qui, non spantegarsi è un’arte, signori!) per tutta la durata del programma, respirando a bocca spalancata e sudando profusamente, finchè non potrà premiare la sua costanza svuotando una bottiglietta da mezzo litro di acqua gelata, felice come un bambino che ignori cosa sia una congestione. Si passa quindi all’allenamento con macchine e pesi ed è qui, proprio qui, che c’è da ridere.
Gli esercizi vengono svolti con la massima concentrazione e serietà, spingendosi ai limiti della propria resistenza, inarcando schiena e collo fino ai limiti umanamente concepibili e oltre, sbuffando aria come un mantice dell’Ottocento ed emettendo il più delle volte rumori assimilabili a quelli prodotti da qualcuno che sia stato come minimo accoltellato a morte. Generalmente una buona parte di queste anonime personcine inserisce, nel proprio programma, anche esercizi acrobatici creati autonomamente, per completare al meglio la scheda di allenamento. Potreste scorgere un salutista appeso ai sostegni della cross over cable di prima, a testa in giù, oppure spalmato su uno specchio nel vano tentativo di mantenere una verticale con una mano sola. O ancora, a percorrere con capriole continue le diagonali di una sala corsi vuota, finendo irrimediabilmente con la zucca contro il muro. Da tutto ciò si evince che si tratta di individui particolarmente resistenti ai traumi.
Mi è stato raccontato che esistono alcuni uomini appartenenti a questo genere che, dopo un allenamento intenso di almeno un’ora e mezza, sudati e affaticati, non trovano di meglio da fare che piazzarsi in spogliatoio, completamente nudi, davanti ad una finestra aperta. La stagione e la temperatura esterna non sono rilevanti.

Sempre che non abbiano rubato il numero di armadietto ad uno dei salutisti, in palestra vi capiterà di incontrare anche degli individui ambo sessi assolutamente convinti che il centro appartenga a loro. Date persone si sentono quindi pienamente in diritto, anzi in dovere!, di far notare al responsabile -ad alta voce – l’esatto quantitativo di granelli di polvere presente sulle veneziane, la temperatura delle sale corsi, la corrente d’aria (completa di velocità e provenienza del vento) che colpisce le loro cervicali. Sono le stesse persone che riescono inesplicabilmente a procurarsi un mocio per passare il pavimento dello spogliatoio prima di farsi la doccia, o che discutono con altri clienti e non di chi non si lava le mani dopo essere andato alla toilette e di chi non raccoglie i propri capelli dallo scarico della doccia. Persone di questo genere sono in palestra ogni giorno, sanno tutto di tutti, hanno critiche o consigli per chiunque e tendono anche a dimostrare personalmente gli esercizi agli altri clienti. Il pomeriggio, dopo l’allenamento, aiutano generalmente il parroco della chiesa vicina nell’organizzazione delle attività, organizzano gite fuori porta per gli “amici della palestra” che la palestra dovrà dunque pubblicizzare, oppure attendono semplicemente la mattina dopo, quando potranno tornare a sputare sentenze dall’alto delle loro cyclette verticali.
…per ragioni di lunghezza mi trovo costretta ad interrompere qui il decalogo. Non vorrei annoiarvi con un post troppo lungo, sapete.
Attendente comunque con fiducia la seconda parte dell’elenco. ^^