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Dunque, questa mattina mi sono recata alla Grande T per avere un colloquio con una gentile signorina della cancelleria xxx, dato che una delle mie richieste di liquidazione è tornata indietro.

Non è l’argomento di questo post, quindi non vi accennerò minimamente; ma se non rischiassi di finire orribilmente off topic potrei raccontare che, in realtà, ci ho messo quindici giorni e almeno quattro telefonate al giorno per mettermi in contatto con la cancelleria e scoprire che il motivo per cui il bonifico non mi era ancora arrivato era che la richiesta era tornata indietro. Passerei poi a raccontare nel dettaglio la mia ultima conversazione telefonica con la signorina, che mi ha chiesto di mandare un fax al suo ufficio e, alla mia vergognosa ammissione di non possedere un fax ma di essere dotata di quella diavoleria moderna chiamata scanner, mi ha pregata di passare da lei di persona… alla stanza 206. Che non può essere la sua stanza, almeno che non sia il direttore generale.
Sempre se rientrasse all’interno dell’argomento di questo articolo, potrei descrivere le mie peregrinazioni tra il quarto e il quinto piano della Grande T, alla ricerca di un ufficio che è stato spostato in tre stanze diverse, l’ultima della quale è talmente remota che nessuno degli impiegati aveva idea di dove fosse.

Ma non divaghiamo! Dopo una bella camminata per i corridoi della Grande T, giungo finalmente all’agognato ufficio e mi faccio riconoscere. La signorina tira fuori il mio fascicolo e mi mostra la richiesta. Faccio in tempo a leggere la data in cui tale richiesta è tornata all’ufficio dove mi trovo in quel momento.
10 aprile 2013.
Avverto distintamente un leggero senso di irritazione, che dalla bocca dello stomaco si propaga fino ai muscoli delle spalle, ma non ci faccio caso. E non dovete nemmeno voi, perchè tutto ciò non è rilevante ai fini del titolo del post.
Dicevo, la signorina mi ripete che alla mia richiesta manca il verbale di nomina. Io le mostro le copie di tutti i documenti relativi alla pratica in mio possesso, gli stessi naturalmente che sono allegati alla richiesta.
Poi le faccio notare che, in realtà, la nomina si può dire inclusa nell’attestato di avvenuta prestazione, dato che le tre righe finali dicono quanto segue.

<<…si rendeva necessaria la presenza di un interprete, scelto nella persona di XXXX, sopra generalizzata, …>>

La signorina sbatte più volte i suoi occhioni blu.

“Ah, sì. Effettivamente, leggendo tutto il documento…”
Al che la sottoscritta, stirando le labbra in un sorriso forzato, risponde
“Sì, signorina. La nomina è presente anche se non è specificata nell’oggetto.”
Scuotendo i morbidi boccoli biondi la signorina mi esterna un altro dubbio
“Ma quindi come facciamo ad allegare l’attestato di nomina?”.

Io rimango in silenzio per un paio di secondi. Sempre per non dire qualcosa in più rispetto all’oggetto di questo articolo, ometterò il mio nervosismo, il leggero intorpidimento al braccio sinistro (colpa delle contrazioni muscolari) e il fastidioso tic all’occhio destro che cerco di nascondere. Sorrido ancora.

“Facciamo una cosa, signorina.” rispondo con il tono più cordiale e condiscendente che ho nel repertorio “Evidenziamo bene questa frase e, in risposta al modulo di rigetto, scriviamo una bella nota che dica che la nomina è inserita nell’attestato di avvenuta prestazione, come da parte evidenziata. Vedrà che non ci saranno più problemi”.
“Ah, ecco. Sì, sa che potrebbe funzionare?”
Sì, lo so. Lo so che potrebbe funzionare, razza di inutile … – ahem, gli insulti non sono pertinenti con il titolo del post. Scusate.

Pochi minuti dopo, seduta sulla prima panchina di legno che ho trovato, arrivo alla seguente, desolante e avvilente (spero abbiate notato la rima e la consonanza) conclusione.
La mia richiesta, inoltrata a fine gennaio 2013, è passata nelle mani di almeno dieci persone diverse, appartenenti quantomeno a cinque uffici diversi, dislocati in diversi piani della Grande T.
Di queste persone, impiegate nei loro uffici da anni e stipendiate tramite i soldi statali (leggasi, nostri), non ce n’è stata una che abbia letto i documenti allegati per intero, neanche di sfuggita. Si sono in sostanza fermati tutti all’oggetto del documento, prodotto da un carabiniere che sarebbe stato raggiungibilissimo per qualsiasi precisazione in merito, e, non specificando questo alcuna nomina della sottoscritta (c’è da chiedersi come io mi sia introdotta nella caserma e abbia redatto un attestato di avvenuta prestazione con quel linguaggio e quella punteggiatura: sono più scaltra di Diabolik, e anche più sgrammaticata!), hanno dedotto che il già citato documento di nomina fosse mancante.

Dieci persone, signori.
Vi consiglierei di meditarci su, ma il titolo del post non fa alcun riferimento a riflessioni di alcun tipo.