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Il post di oggi prende spunto dalla mia uscita di ieri pomeriggio, in una soleggiatissima Milano.

La sottoscritta, decisa a festeggiare la Festa della Mamma con la Genitrice, ha suggerito a Rambo di non scegliere come Meta della Domenica Pomeriggio il solito ma pur sempre bellissimo “centro”, ma bensì di fare un giro dalle parti dei Giardini Montanelli. La Genitrice è infatti un’appassionata di piante e fiorellini, e si dava il caso che i detti giardini nel weekend scorso ospitassero Orticola.

Alla “gita” domenicale si sono uniti una delle sorelle rambiche e il suo consorte, che abbiamo incontrato in quel di Pta Venezia nonostante io continuassi a ripetere che Palestro sarebbe stato un punto di ritrovo più pratico.
Tralascerò il racconto del vagabondaggio erratico nel parco, tra giochi e intrattenimenti per bambini, alla ricerca della già citata mostra di Orticola e la conseguente scoperta che si sarebbe fatto prima ad entrare nel parco dalla parte di Palestro, dato che rischierei di uscire dal topic di questo post. Per lo stesso motivo non vi dirò a chi, tra e cinque persone convenute sotto il Planetario, sia stata data la colpa del mal designato punto di ritrovo. Sono sicura che, del resto, riuscirete ad immaginarlo da soli.

Orticola, dicevo.
Arriviamo all’entrata della mostra, e non sono nemmeno sicura di doverla chiamare così dato che si svolge tutto all’aperto, e notiamo una bella fila di persone. Prima di accodarci a queste, chiediamo ad una gentile signorina dello staff se, per caso, ci sia da pagare un biglietto.
Naturalmente sì, al costo di 9 euro.
Inutile dire che nessuno – nè Rambo, nè la Genitrice, nè gli zii rambici e tantomeno la sottoscritta- ha messo piede all’interno del percorso di Orticola che, a vista, si è rivelata somigliare terribilmente ad un mercatino di fiori con qualche chioschetto dove rinfrescarsi. 9 euro per vedere un po’ di bancarelle (senza comprar nulla, che altrimenti si sarebbe dovuto riaprire il portafoglio!) sono sembrati un po’ eccessivi non solo a me, notoriamente di braccino corto, ma anche agli zii rambici, decisamente più spendaccioni. Non solo, tra chi rinunciava a partecipare alla mostra e chi invece ne usciva i mugugni sul prezzo del biglietto erano tanti. E ragionevolissimi, aggiungerei.

Prima di scrivere questo post ho fatto un saltino nel sito web di Orticola, dove ho scoperto che il costo del biglietto è rimasto invariato al prezzo di 8 euro per quattro anni, ma che quest’anno si è proprio aumentarlo. D’altronde, c’è crisi…

Crisi o non crisi, però, non capisco come sia possibile far pagare un ticket di quasi 10 euro per l’ingresso ad una mostra/mercato, che si suppone voglia raggiungere, non allontanare, quanta più gente possibile. La cifra giusta per il biglietto, dato che si tratta di una manifestazione organizzata da un’associazione senza scopo di lucro, sarebbe stata di due, tre euro al massimo. Molti più milanesi sarebbero stati felici di contribuire in questo modo ai progetti finanziati da Orticola attraverso la sua Mostra. 9 euro non è il prezzo di un biglietto, è un’estorsione bella e buona, significa che una famiglia media composta da tre persone arriva a spendere 18 euro (se il terzo membro è un bambino) per un paio d’ore tra piantine in vaso, signori!

Ma Orticola, come dicevo all’inizio del post, è solo un caso da cui ho preso spunto. Milano è piena di estorsioni brillantemente mascherate da prezzi per ingressi culturali.
Se mai vorrete curiosare all’interno del Museo di Leonardo, a due passi da piazza della Scala, vi ritroverete a dover pagare 12 euro. Un biglietto per la celeberrima Pinacoteca di Brera costa 10 euro, come quello per il Museo della Scienza e della Tecnica. Volete vedere il Cenacolo Vinciano, aka “Ultima Cena” di Leonardo da Vinci? 9 euro, grazie! E se volete pure qualcuno che ve lo spieghi, aggiungete altri 3,50 euro a persona: per quanto bello, per quanto stupefacente, si tratta sempre di un solo dipinto su parete!
Dopo tutti questi numeri, ditemi quante persone sarebbero tentate di dedicare un po’ del loro tempo libero a “farsi una cultura” con questi prezzi. Parlo di persone normali, quelle che, tanto per fare un esempio, non salutano Leonardo appena arrivati in piazza della Scala, quelle che siamo fortunati se leggono un libro ogni due-tre mesi, perchè non hanno tempo, ci sono i bambini, hanno altre cose da fare, non sono mica lì a pettinare le bambole come noi.

Idealmente, penso che la cultura e l’arricchimento personale siano un dono, qualcosa che non ha prezzo e per cui quindi non si dovrebbe pagare. L’entrata a mostre e musei dovrebbe essere gratuita per tutti.
Ma, ahimè, sono dolorosamente consapevole del fatto che non viviamo su un arcobaleno, tra unicorni e fatine, e che la mia idea non è fattibile. Però un giusto prezzo, una specie di accordo tra amministratori e pubblico pagante, si potrebbe anche trovare, no?
Ho capito che i banchieri li abbiamo inventati in Italia, ma forse è il caso di darsi una regolata.