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D’accordo, la Primavera è cominciata quasi da un mesetto (ma grazie al tempo atmosferico accorgersene è stato arduo), è ora di uscire dal letargo, ma non è mica necessario farlo tutti come un sol uomo, Santi Numi!

Gli ultimi giorni si sono rivelati densi di compiti, incarichi e sì, anche qualche soddisfazione.
Tanto per cominciare, il Blackberry Rambico ha esaurito o quasi la sua linfa vitale. Lo capisco, dopo anni di onorato servizio al fianco di cotal uomo. Urgeva dunque recuperare un nuovo marchingegno in grado di fare e ricevere telefonate per Rambo.

Ecco, Rambo e i cellulari – come Rambo e la tecnologia in generale del resto – sono due mondi a parte.
Mi spiego, sono convinta che il genitore pensi che il semplice atto di ricezione di un sms sia pura magia, una forza fatata che, propagatasi nell’Etere in un certo modo e per un certo tempo faccia in modo che il suo cellulare riceva quel benedetto sms, sempre che si eseguano i giusti rituali. L’opzione di chiamata segue più o meno le stesse regole del messaggio.
Della scarsa comprensione di Rambo verso il concetto di e-mail ho già detto, ma non credo di aver accennato al fatto che lui rimanga pervicacemente convinto che ricevere sul cellulare i messaggi di posta elettronica indirizzati a lui (forse uno o due al mese, gli altri sono spam) sia di fondamentale importanza. Forse si vede nei panni del grande imprenditore, del New Yorker super impegnato sempre in giacca, cravatta e valigetta… Fatto sta che il desiderio rambico era quello di avere uno smartphone, che non fosse più un Backberry dato che si era stancato di possederne uno, e che avesse il touch screen.

Rambo, mano grande da karateka, dita decisamente larghe e forti, abituato a menare la gente, voleva il touch screen.
Non è una barzelletta.
Ho ceduto. Non è una barzelletta nemmeno questa.

Dopo lunghe ricerche da parte mia e grandi atti di convincimento (Rambo ha manie di grandezza anche verso ciò che non conosce. E ha la fastidiosa convinzione di saperne sempre più degli altri), a metà settimana procediamo all’acquisto di uno smartphone samsung. Conseguentemente all’acquisto, passo la serata a insegnare a Rambo le funzioni basilari di detto smartphone, ovvero il 10% di quelle utilizzabili. Accendi il cellulare, chiama, rispondi, invia sms, guarda il meteo (Rambo è fissato con il meteo e con le bussole, manco abitasse in Groenlandia).

Nei giorni seguenti, i nostri istruttori ricevono da Rambo messaggi criptici, anche vagamente minacciosi: <<M>>, <<Coao>>, <<.2//>>. Niente di grave, spiego io, il genitore sta semplicemente provando ad utilizzare il nuovo cellulare. E’ tutto a posto, probabilmente non verrai freddato nella sauna dello spogliatoio maschile.

La sera del giorno seguente, però, il cellulare Rambico comincia a dare segni di cedimento e decide di non ricevere nè effettuare alcuna chiamata mentre si trova nell’attività rambica. Rambo chiama dunque al Covo non meno di tre volte in tre ore (record storico), esponendomi il problema e pretendendo che la sottoscritta possa risolverlo pur trovandosi dall’altra parte di Milano. Sono felice di relazionare che il problema è stato effettivamente risolto ieri pomeriggio, poco prima della Missione Esselunga. Non chiedetemi come, perchè non ne ho idea: credo che la fatina dei cellulari mi abbia dato una mano.

Dicevo che questa è stata una settimana che ha presentato anche qualche soddisfazione.
Ebbene, dopo lunghe ore di creazione, revisione e scelta di immagini, dopo infinite modifiche completamente inutili (ma il cliente ha sempre ragione!) richiestemi con tempistiche assurde e nei momenti meno opportuni, dopo giorni di inquietante silenzio da parte del cliente e miei conseguenti dubbi sulla bontà del risultato dei miei sforzi, il mio primo onorario da freelance copywriter è arrivato.
Considerato che non ho ucciso nè velatamente insultato nessuno nell’attesa, mi considero decisamente soddisfatta: un conto è creare per la gloria e un altro è ricevere un certo compenso, non vi pare? 😉

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