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Nel suo post di ieri, Vale segnalava una un messaggio sulla pagina facebook di Eataly Roma. I gestori della pagina chiedono ai potenziali avventori che cosa piacerebbe loro mangiare a Eataly.

La domanda ha suscitato parecchie risposte diverse, il che era senza dubbio lo scopo di chi l’ha postata in bacheca; c’è chi si lamenta del servizio, chi dei prezzi (ci ho dato uno sguardo: alcuni sono effettivamente alti), chi del pane con lievito madre… altri, un buon numero devo dire, hanno chiesto delle pietanze senza glutine sia per ingredienti che per contaminazione.
Personalmente non la trovo un’idea così balzana: se uno degli obiettivi primari di Eataly è di far conoscere la cultura mangereccia italiana nel mondo, perchè discriminare celiaci, intolleranti al glutine e affetti da gluten sensitivity &co.? Garantire che tutte queste persone possano mangiare un buon risotto, un piatto di carne o pesce o un tagliere di formaggi non mi sembra un problema di gestione insormontabile. Ma, in fondo, che ne so io? La questione del gluten free a Eataly va lasciata nelle mani di chi Eataly lo conosce e lo gestisce. Diamo a Cesare ciò che è di Cesare.

C’è stato un commento, però, che non ho potuto non considerare come un’offesa personale.
Un gentile signore ha così scritto, subito sotto ad una richiesta di gluten free:

<<Andare nei ristoranti specifici? No???>>

Per i primi due o tre secondi, sono rimasta basita, quasi instupidita davanti allo schermo del computer. Considerata la mia abitudine a stare in mezzo a gente di ogni risma, primi fra tutti alcuni dei miei parenti, capita raramente che io rimanga colpita dall’insensibilità del prossimo, ma quella di questo signore, che non solo pensa una cosa del genere, non solo la mormora tra sè e sè o la condivide con un paio di amici, ma ha il coraggio di scriverla (scripta manent…) in una pagina pubblica, che conta più di 23 mila “mi piace”… beh, credo sia quasi da guinness.

I celiaci, poveri reietti, dovrebbero andare nei ristoranti specifici… Quali, esattamente?
Perchè vorrei far notare a lui, ma anche a tutti coloro che ancora lo ignorano, che la maggior parte di questi ristoranti specifici, in realtà, servono anche pietanze contenenti glutine, che potrei anche definire “assolutamente normali” tanto per essere sicura di essere compresa da tutti. Non mi è ben chiaro se, secondo la visuale estremamente ridotta di questo commentatore, i celiaci dovrebbero andare fuori a mangiare soltanto con i loro simili, oppure se dovrebbero trascinare i loro conoscenti normali nei ristoranti a loro dedicati… Forse si farebbe prima a negare la possibilità a chi non può assumere il glutine di andare a cena fuori: meno problemi per tutti?

Ci terrei tanto anche a precisare che il celiaco (come l’intollerante o l’ipersensibile al glutine, del resto) non ha grosse pretese da un ristorante normale, non si aspetta un piatto di spaghetti allo scoglio, o un cestino di pane e una fetta di torta. Il celiaco chiede solo di poter essere in grado di godersi il pranzo o la cena con i suoi commensali. Lo stare in compagnia è la chiave del messaggio, non quello che si mangia.
Una fetta di carne con un piatto di verdure grigliate sono un pasto assolutamente perfetto, al ristoratore si chiede semplicemente di garantire che tale fetta e tali verdure non siano entrate in contatto con sostanze contenenti glutine (aka, problema della contaminazione dei cibi). Vi sembra chiedere troppo?

Suggerire ad un celiaco – che non è uno che decide di mangiare gluten free per apparire più magro e più bello, la celiachia è una patologia autoimmune multiforme – è sintomo di un’ottusità, di un egoismo e di una piccolezza tristi e ai limiti di quanto è umanamente sopportabile. Un comportamento del genere andrebbe sdradicato e condannato pubblicamente.

E questo post l’ho scritto proprio per questo.
Perchè non c’è nessuno tra le 68 anime che hanno visto e commentato il post in bacheca che si sia degnato di rispondere qualcosa a questo signore, come se in fondo non avesse detto nulla di male. Non è così, bisogna rendersene conto e bisogna agire.

E’ sensibilizzare sulla celiachia anche questo.

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