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Complici l’arrivo delle nuove tessere elettorali per la famiglia stregata e un colossale stato di malumore dato dalla febbre rambica (se prima lo sospettavo, ora ne ho la prova: io non sono tagliata per fare l’infermiera), mi è venuta in mente una piccola riflessione sulle elezioni.
Il fatto che stessi accompagnando Rambo dal medico, attraversando una via le cui mura sono state letteralmente rivestite da variopinti manifesti elettorali non c’entra naturalmente nulla.

Le elezioni, qui in Italia, sono tristi.
Non perchè la così detta informazione elettorale si riduce a una serie di comparsate dei candidati in questo o quello show, non perchè si tenta di attrarre gli elettori con piccoli concertini nelle piazza (…il palchetto dietro il Duomo di ieri pomeriggio mi ha provocato una leggera nausea). Forse, un pochino è anche per la gente che davanti a quei palchetti si ferma, genitori stregati compresi.
La tristezza non mi viene tanto dal desolante livello umano e culturale delle persone costituenti la nostra classe politica, dalle loro dichiarazioni ai limiti del ridicolo o dalla loro abilità di glissare su provvedimenti utilissimi, ma che nessuno di loro si sognerebbe mai di attuare (vedasi la riduzione dei propri stipendi fino al raggiungimento di un livello ritenuto accettabile da chi veramente lavora). Pensate che non vado in depressione nemmeno essendo consapevole che tutta questa bella gente che riempie i palinsesti televisivi italiani, noi, ce la ritroveremo in parlamento, e quindi è probabile che non conti poi molto chi vince la coppa da premier.

Quello che mi rattrista e mi getta in un certo qual sconforto, è la mia rassegnazione davanti a una qualsiasi possibilità di provare a cambiare le cose.
Il mio essere sicura che, anche se apparissero delle facce nuove nel nostro parlamento, una manciatina di quei baldi giovani idealisti che distribuiscono latte, tè caldo e volantini per strada ad esempio, non cambierebbe nulla. Perchè, prima di pensare alla Cosa Pubblica e al bene dei cittadini, ci sono accordi da rispettare e persone da considerare. E poi, c’è il Tempo, quello che più scorre e più permette che l’egoismo, l’avidità e la fame di potere contagino le giovani, nuove menti.
Le elezioni sono immobilismo. L’immobilismo è rassegnazione. La rassegnazione è tristezza.

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