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EDevo qui segnalare che la prigionia rambica non si è conclusa ieri mattina, come tutti speravamo. Infatti, Rambo si è sottoposto, a sorpresa, ad un intervento chirurgico all’occhio, una di quelle cose iper tecnologiche col laser, che durano una decina di minuti… ma che ti lasciano accecato per qualche giorno ugualmente.

Da ieri pomeriggio, quindi, Rambo si aggira per il covo, dovutamente tenuto in penombra, in occhiali da sole scuri, il che gli è valso il nuovo nickname di Ray Charles. Sfortunatamente, il covo stregonesco non è dotato di un pianoforte, e nemmeno di una pianola, ma Rambo/Ray se la sta cavando lo stesso. Nel frattempo, la sottoscritta è stata promossa da carceriere a infermiera, dato che urge irrorare l’occhio rambico di svariati colliri ogni tot. ore… dunque sì, mi sono ritrovata impossibilitata a mettere il naso fuori di casa anche oggi, ed è stato un vero peccato, dato che Milano godeva di un sole e un cielo bellissimi questa mattna.

Ma torniamo a noi.
Che fare quando si è costretti in casa a badare a Rambo e si è già gioito per le tre pere prese dall’Inter? Si legge, naturalmente, un bel libro.
E di libri ce ne sono diversi tipi. Il più adatto in questo caso è quello che io chiamo “Libro da solitudine”; un volumetto di solito non tanto agile, che difficilmente si prenderebbe in considerazione in giornate più intense, ma che nasconde i suoi sorprendenti perchè.

Le opere di Haruki Murakami, ad esempio, rientrano in questa categoria.
Murakami non è uno scrittore facile da leggere, nè da comprendere, non punta allo svago del lettore e nemmeno ad una sua erudizione nel senso più generale del termine. Anzi, sembra che il gentile signore non punti mai a nulla. Alcune delle sue trame non hanno letteralmente nè capo nè coda, e nessuno scopo apparente; altre hanno una trama talmente contorta che ci si dovrebbe fermare a pensarci su, ma se lo si facesse poi passerebbe la voglia di terminare il libro. Perchè piace, allora, questo scrittore giapponese?
Perchè anche se non ce ne si accorge, anche se non si riesce a spiegare ciò che si è letto, un suo libro lascia sempre un qualcosa dentro. I suoi non sono libri che si ha voglia di leggere, che non si vede l’ora di finire. Sono libri di cui, a volte e solo i certi periodi, si sente il bisogno.
La lettura di Murakami deve scorrere, senza “se” e senza “ma”, senza tempo e senza appuntamenti da rispettare. Una lettura del genere non “prende”, se non glielo si permette, se non ci si pone in uno stato mentale ed emotivo quasi del tutto neutro e statico ma mai tale, come l’acqua quando è quasi arrivata al punto di ebollizione: vicina al momento di massima agitazione, ma ancora apparentemente calma.

Ecco, se si riesce ad entrare in questo stato, o anche se ci si ritrova così senza motivo apparente, avere un buon libro da solitudine in coda di lettura fa sempre comodo. 😉

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