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Non che ne avessi bisogno, ma recentemente ho trovato almeno altre due motivazioni per dedicare un po’ del mio tempo alla yoga e alla meditazione.

Ieri mattina parto alla volta della Grande T, per fare da interprete in un procedimento. Alla fine di detto procedimento, la mia istanza di pagamento non viene letta. E non è una bella cosa, quando succede.
Mi avvicino quindi al cancelliere e ne chiedo motivo.

<<Ma Lei me l’ha presentata l’istanza?>>
<<Meno di due ore fa>>. Che cos’altro voleva, che facessi le presentazioni anche a voce? <<Cancelliere, questa è la mia istanza di pagamento. E’ stata compilata stamattina, in biro nera, ed è più urgente di quanto sembra. Istanza, questo è il cancelliere che si prenderà cura di te. Sono sicura che sia un uomo affidabile>>.

Insomma, la mia cara istanza è andata persa per circa dieci minuti, al termine dei quali è stata ritrovata nel fascicolo di competenza (…), firmata da chi di dovere e messa agli atti. Tirando un sospiro di sollievo, vado a presentarne un’altra, di istanza, in un altro ufficio, che per continuità chiameremo Grande P.
Alla Grande P mi si dice che non è quello il posto per presentare l’istanza. Quale sia, però, questo fantomatico ufficio, non me lo sanno dire. Meglio chiamare il centralino, dalle ore 8 alle ore 12.
Sono le 12.15.

Me ne torno dunque a casa sconsolata e, questa mattina, faccio la fatidica chiamata.
La prima volta, la gentile signora mi passa l’ufficio liquidazioni della Grande P, dove l’addetta più gentile che ho incontrato oggi mi riferisce, nell’ordine, che:
– Quelli della Grande P mi hanno raccontato una balla;
– Io non risulto censita come interprete;
– L’istanza di pagamento che avevo presentato a fine novembre non è mai arrivata nelle sue mani.

Vagamente nel panico, richiamo il centralino, che mi passa la segreteria XXX della Grande P. La segretaria, evidentemente con le balle girate, mi dice che lei non ha la benchè minima idea di dove andare a cercare la mia istanza, che non si occupa di queste cose e che farei meglio a presentarmi nella Grande P e cercarla con l’aiuto di un cancelliere. Se me ne daranno uno. 
Prima di decidere di presentarmi, ma per mangiare questa signorina in un sol boccone, nappe rosse e tutto, essa ha un presagio dell’imminente carneficina e mi fa il nome della responsabile della cancelleria.
Richiamo quindi per la terza volta il centralino, e chiedo di passarmi la Dottoressa Tale de’ Tali. Il telefono squilla a vuoto. Attendo un poco; infondo, la pausa caffè è un diritto inalienabile di chiunque in Italia, no?
Richiamo il centralino, a cui ormai do del “tu” e a cui auguro pure buona giornata. Mi si passa l’ufficio della dottoressa. Il telefono squilla a vuoto così a lungo che la mia linea torna al centralino. La signora si ricorda che la Dottoressa ha ben due incarichi e quindi mi passa l’ufficio del secondo. Il telefono -lo so, è scioccante – squilla nuovamente a vuoto e la mia linea torna al centralino. Mi tocca richiamare tra un’ora, quando la Dottoressa, ammesso e non concesso che sia in ufficio, sarà probabilmente andata in pausa pranzo.

…Ecco, vedete che adesso qualche <<ooom>> ci sta proprio bene?

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