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Io sono sempre stata convinta che, se decidi di fare un figlio, poi ti devi prendere tutte le responsabilità del caso. Anni di ripetizioni e millantamila pargoli mi hanno poi insegnato che non ci sono poi tante persone che la pensano come me.

Prendiamo la pargola a cui ho dato ripetizioni questa mattina. Quella, per intenderci, brava a scuola, più larga che alta e con l’Iphone.
Quando sono arrivata (h. 10.00) non aveva ancora fatto colazione. Per essere precisi, si era appena alzata.
La domestica le piazza sul tavolo un cartoncino di succo di frutta e un sacchetto di biscotti, e se ne va. Incuriosita, chiedo alla pargola se questa è una colazione eccezionale, se di solito se la prende più comoda. La risposta è no, lei è abituata così.

…Un succo di frutta e un sacchetto di biscotti??!
Ma poi ti lamenti che tua figlia è, per essere politically correct, in carne?? Ma fatti un’esame di coscienza! Capisco che, con lo stile di vita moderno, cucinare tutti i santi giorni delle prelibatezze culinarie sia oneroso, ma almeno una tazza di latte con i cereali, a tua figlia, potevi procurarla!

La mia lezione procede come solito, finchè becco la pargola a guardare fuori dalla finestra.
Interrompo un momentino la mia narrazione per precisare che oggi Milano è davvero meravigliosa; non fa freddo, il sole splende e il cielo è azzurrissimo. L’aria, poi, è così tersa che le montagne si vedono chiaramente. Si tratta chiaramente di una giornata da passare all’aperto il più possibile: un tempo simile, in inverno, è raro.
Ma torniamo alla pargola.
Le chiedo se, per caso, questo pomeriggio ha programmato un’uscita assieme alla domestica.
Mi risponde che lei non esce dall’ultimo giorno di scuola (21 dicembre), tranne che per andare dai parenti a Natale: deve fare i compiti e deve studiare, ci sono le buone maniere da rispettare quando arrivano ospiti per Natale, e poi non vogliamo mica correre il rischio che si ammali! In più, mi chiede se è possibile finire tutta la caterba di compiti che gli hanno dato entro domani mattina, perchè poi la sua allegra famigliola parte per la montagna, e la madre non vuole che se li porti dietro.

…Non esce dal 21 dicembre e deve fare la notte in bianco perchè i genitori possano andare a sciare??!

Tanto per cominciare, se la “dose” di compiti delle vacanze è di due settimane, trovo alquanto difficile che una ragazzina di 10 anni riesca a esaurirla in una, soprattutto se la mamma e il papà continuano ad invitare parenti a casa. E poi, non è proprio possibile rientrare dalla montagna un paio di giorni prima, in modo da ultimare i compiti senza stress da parte di nessuno?

A guardarla, questa pargola, fa anche un tantino pena.
E’, come già ho avuto modo di accennare, piuttosto i carne, pallida con le occhiaie e le unghie mangiate fino alla carne; ha l’energia e lo spirito vitale di una cinquantenne, di quelle che si sentono già vecchie e finite.
E se la pargola è già rovinata alla sua età, a chi lo dobbiamo attribuire?
Forse a mamma e papà? Eh.

Avere dei figli non vuol dire, senza dubbio, rinunciare completamente alla propria vita, ai propri interessi e alle proprie vacanze, ma sicuramente ad una buona parte sì. Non è possibile sopperire ai bisogni del prolungamento del tuo codice genetico solo con regali e nuovi telefonini: la Apple, nonostante il nome, non si può mangiare a colazione. E gli psicologi dell’infanzia costano più cari degli altri.

 

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