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Come è possibile denotare da questo post, sono sopravvissuta alla prima tappa della Tre Giorni. Tutto ciò è di estrema importanza, perchè sopravvivere al Cenone del 24 è come non arrendersi nei primi 10 chilometri della Maratona: il dolore alla milza e il fiato corto si attenuano, le gambe non si sentono più… e si procede quasi automaticamente.

Non vorrei annoiarvi raccontandovi tutto quello che è successo ieri sera, non a Natale, quindi vi accenno soltanto alla new entry nelle colonne sonore natalizie made in Rambo family: Mario Merola. Gli antipasti con coretto improvvisato (<<T’aggia voluto beeeeeneee aaaa teeeeeeee…!>>) sono stati un tantino più pesanti del solito, ma non si può mica pagare  danni alla psiche e alla reputazione di Bocelli tutti gli anni vero?
L’albero di Natale ha fatto la sua triste e violenta dipartita tra i primi e i secondi, quando uno dei miei zii ci è caduto sopra. Di nuovo, non chiedete. Non vorrei annoiarvi.
Parecchi dei miei zii hanno ballato il boogie, sempre su Mario Merola. Questa scena non sarebbe potuta essere più pregnante nemmeno se s fossero esibiti su Silent Night. Il Capitone, naturalmente, c’era.
E anche il coretto di mezzanotte al suon di Tu Scendi dalle Stelle. Tra le versioni più belle di quest’anno, c’è stata <<o bambino, ‘mbriaco di vino…>>. Col panettone si è bevuto un vinello secco, che non è tra i miei preferiti, quando si parla di dolci. Dopo la canzoncina di rito, però, il mio flute ha assunto un fascino tutto suo, ve l’assicuro.
Nonostante il mio sarcasmo nei confronti dei parenti rambici, confesso che, in occasione di questi ritrovi, ho sempre sentito un piccolo, infinitesimale, senso di comunione con loro. Beh non con tutti, alcuni. Comunque, un senso di appartenenza alla famigghia c’era.
Quest’anno, invece, niente.
Guardavo questa gente abbuffarsi di varie prelibatezze culinarie, offrirmi continuamente piatti contenenti glutine e stupirsi che io non li mangiassi e, sebbene fossi perfettamente e dolorosamente cosciente del mio grado di parentela con ciascuno di loro, non li sentivo minimamente “miei”. In un certo senso, è stato come cenare con una ventina di semplici conoscenti, e un po’ mi ha fatto specie.

 

Ma, per oggi, basta con le riflessioni!
Tradizionalmente, oggi è il giorno della famiglia, dei pranzi e dei pranzi in famiglia; dei regali e di fingere che siano completamente e assolutamente azzeccati!

Buon Natale a tutti!!