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Ordunque, lo confesso. Metodo SPP o no, io un pochino ci avevo sperato.
Con il passare dei giorni e delle settimane in assoluto silenzio, senza una frase o una parola d’accenno, una piccola scintilla di speranza aveva cominciato ad ardere nel mio cuoricino di strega. Tale seducente scintilla mi diceva, ogni giorno a voce un po’ più alta, che quest’anno mi sarebbe andata bene come l’anno scorso, che la Tre Giorni, insomma, non si sarebbe tenuta.

Già, ma che cos’è la Tre Giorni?
Ebbene, si tratta della Maratona Natalizia per eccellenza, una dimostrazione di resistenza fisica e psicologica senza eguali che coinvolge i parenti rambici, un pranzo nel Covo, almeno un canide peloso e una quantità imprecisata di cori natalizi stonati e di falsità varie. Francamente, non so come altro descrivervi le molteplici sensazioni che tale maratona suscita, se non affermando -senza falsa modestia! – che, se Dante avesse preso parte ad una Tre Giorni, l’Inferno avrebbe assunto un carattere molto diverso.

Volete, comunque, saperne di più? Ebbene, vi accontento.
La Tre Giorni comincia la sera del 24 dicembre, quando la sottoscritta, la Genitrice e Rambo sono attesi al Cenone coi parenti rambici. Tutti i parenti rambici, o almeno quanti più si riesce a raccoglierne. Mi permetto qui, al fine di farvi meglio comprendere la portata dell’evento, di precisare che Rambo è il quinto di nove fratelli, tutti sposati e tutti con almeno un figlio. La penultima sorella ha un figlio E un cane.
Il Cenone, dicevo.
Ebbene, tale simpatica rimpatriata si confà di una lunga, eterna ed estenuante cena, con miriadi di portate, che generalmente si protrae con i secondi piatti, tra cui l’immancabile Capitone (l’anguilla, sì) in umido, i contorni e il tradizionale pinzimonio fino alle 23.59, ora in cui comincia il conto alla rovescia. In un turbinio di scialli, vestiti, gomitate e chi più ne ha più ne metta, si fa lo slalom tra le sedie, i mobili casalinghi e il cane per recuperare, il tutto in 60 secondi netti, lo spumante e i calici, in modo di essere pronti per il brindisi di Natale. L’italica bevanda alcolica si rivela particolarmente grata, quantomeno alla sottoscritta, giacchè il brindisi è preceduto dalla disgustosa (opinione personale, è chiaro) abitudine di far nascere Gesù bambino – compito assegnato al più giovane della famiglia – durante il canto corale di “Tu scendi dalle Stelle”. Il tempo, la scala, le note e le parole della canzone sono del tutto opzionali.
Posizionata la statuetta di Gesù bambino nel presepe e tracannato lo spumante, ci si augura uno ad uno un buon Natale e ci si scambia una quantità di regali generalmente non azzeccati e incredibilmente poco sentiti. Fatto ciò, si torna a mangiare il panettone, il pandoro, la frutta secca e altri dolciumi. Non è raro che, data la quantità di pietanze, non si sia fatto in tempo a mangiare il baccalà fritto… d’altronde, il tenue odore di questo delicato piatto si sposa meravigliosamente con quello del panettone, no? No, appunto.

Il 25 dicembre è il giorno del pieno regime.
Si comincia nel Covo Stregonesco, con il pranzo con i parenti della Genitrice, che fortunatamente sono solo due (Spider e Consorte), mi sono decisamente più graditi, e non si sognerebbero mai di prodursi in canti natalizi. Peccato che, dopo aver passato 5 ore seduta ad un tavolo, io generalmente non mi senta proprio dello spirito adatto a passarne altre 3/4. In ogni caso, il pranzo del 25 è quasi del tutto sopportabile. Una volta salutati i parenti della Genitrice, rimane giusto il tempo di sparecchiare e darsi una sistemata, prima di fiondarsi verso la dimora della genitrice rambica, per un altro saluto. Con un po’ di fortuna, tale saluto si conclude presto; se proprio gli Dei si sono schierati dalla mia parte, tale saluto viene definitivamente soppresso… ma agli Dei piace ridere delle nostre disgrazie, non certo aiutarci, quindi sui miracoli non conto.

Giunge infine l’ultimo giorno della maratona, col pranzo a casa di una sorella rambica (…altre 4 ore a tavola), seguita poi da -ve lo immaginavate?? – una nuova visita alla genitrice rambica, che con tutti questi saluti soffrirà, immagino, di un curioso senso di deja vu.
Ecco, ora avete una vaga idea di cosa sia la Tre Giorni e del perchè mi occorra una preparazione psicologica.
Ho detto, però, che quest’anno era nata in me la speranza che proprio di Tre Giorni non si trattasse. Fino a domenica sera.
Domenica mattina, la sorella rambica (la stessa del 26) ha chiamato la Genitrice, chiedendole il favore di fare visita alla genitrice rambica, così da potersi incontrare, dato che non si vedevano da un po’. Fossi stata io al telefono al posto della Genitrice, avrei probabilmente osservato che si sarebbe fatto molto prima ad affrontare i 5 minuti di macchina che separano casa nostra da quella della sorella rambica, piuttosto che i 20/25 fino dalla genitrice rambica… ma non stiamo a spaccare il capello in quattro!
In ogni caso, Rambo e la Genitrice sono partiti alla volta della famosa dimora, convinti di passare qualche ora in compagnia di pochi, selezionati parenti e cadendo rovinosamente nell’imboscata dei parenti al completo, riuniti naturalmente per caso.
Già che tutti erano lì, non sarebbe forse stato il caso di parlare del Natale?

Quando, alle 20 di domenica sera, la Genitrice mi ha comunicato la gioiosa notizia (la Tre Giorni è stata ripristinata), tutto lo – scarso – spirito natalizio che avevo in animo fino a quel momento è come evaporato.
E io che, innocente, avevo pensato di cavarmela con una fetta di panettone a mezzanotte del 24! Ho ancora molto da imparare…

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