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…che si poteva anche evitare.

Sono tornata dalla mia amata Grecia assai prima del previsto.
Come mai, direte voi.

Beh, arrivo a Heraklion (Creta) in compagnia di Rambo e della Genitrice e mi dirigo verso l’hotel prenotato dall’agenzia viaggi, situato a una quindicina di km di distanza dall’aeroporto, in una località chiamata Gouves.
L’hotel è a quattro stelle, bellissimo, con una hall spettacolare, 3 piscine, camere ampie e pulite… Unica pecca la cucina un po’ così. Pasti a buffet cucinati da un cuoco che non sta esattamente sfruttando il suo talento naturale.

A tutto, in ogni caso, ci si può adattare. A meno che non ne vada di mezzo la salute.
Nonostante infatti abbia passato del tempo interminabile a descrivere a quelli dell’agenzia il mio problemino col glutine, e nonostante li abbia pregati di chiedere a quelli dell’hotel se potevano supportare la mia dieta (domanda alla quale si era ottenuta una risposta affermativa), all’ora di pranzo scopro che i cibi cucinati non sono conformi al tipo di dieta che dovrei seguire.

Panico puro.

Io, Rambo e la Genitrice chiediamo di parlare col direttore dell’hotel, che è assente. Al suo posto c’è il Front Office Manager, che verrà qui chiamato Vassilios.

Ora urge fare un piccolo appunto.
Nessuno dello staff dell’hotel parlava italiano, e il livello di conoscenza dell’inglese della la Genitrice è nullo. Quello di Rambo è pressochè nullo, anche se lui fa finta di capire e tende a sorridere in modo vagamente ebete a chi gli parla in detta lingua.

Tornando quindi ai fatti, sarebbe più giusto dire che ho chiesto di parlare con un responsabile e ho ottenuto un colloquio con Vassilios. Che l’inglese non lo masticava tanto bene a suo volta.
Dopo circa un’ora e mezza di dialogo in cui mi sono ingegnata in tutti i modi possibili per spiegare a Vassilios i misteri della dieta del celiaco (ho scoperto di avere anche un discreto talento come mimo: come si dice, non tutti i mali vengono per nuocere), questo candidamente mi dice che non può garantire al 100% la non contaminazione dei miei cibi (per maggiori informazioni, vedasi mio post di qualche tempo fa).
Non è necessario che io descriva il veloce mutamento nell’espressione rambica, dal sorriso vagamente ebete di cui sopra a un’espressione decisamente irritata una volta tradotta la risposta del povero Front Office Manager.

Segue, nel pomeriggio, una ricerca di un posto dove la sottoscritta possa mangiare almeno un pasto completo al giorno. Ricerca fruttuosa, in quanto troviamo ben due ristoranti in grado di garantirmi una cena decente, che sfortunatamente però si trovano a circa 1,5 km dall’hotel.

Per quattro giorni la mia alimentazione tipo è stata:
colazione: yoghurt greco
pranzo: insalata
cena: carne o pesce.

Inutile dire che l’hotel non aveva minimamente provveduto a procurarmi alcun tipo di quello che informalmente si chiama companatico: pane o cracker senza glutine.

Siamo dunque stati costretti a chiedere a una delle mie zie (qui detta Spider, o Spideraunt, zia preferita della Strega, unica proprietaria di un gatto che sembra un pipistrello) di contattare l’agenzia per anticiparci il volo di rientro.

Nel frattempo, abbiamo avuto tanti di quei colloqui con l’agenzia e con Vassilios che quest’ultimo cambiava strada ogni volta che ci vedeva (Rambo ha seriamente pensato di inseguirlo un paio di volte. L’ho dissuaso, prima che la cosa finisse male…), soprattutto quando gli abbiamo chiesto di mettere per iscritto quello che mi aveva detto a voce almeno una ventina di volte: signorina, non mi va di giocare con la sua salute, meglio che qui non mangi.

In conclusione, sono di ritorno a Milano, più pallida di prima, e con la forte tentazione di scatenare la furia rambica contro qualcuno…

Scherzi e veloci riassunti vacanzieri a parte, colgo l’occasione di questa mia disavventura per ribadire ancora una volta quanto seria sia la “questione celiachia” e quanta sensibilizzazione ci sia ancora da fare. Sono veramente tante le persone, i ristoranti e gli hotel che prendono sotto gamba la situazione particolare in cui chi è affetto da celiachia si trova, che bisogna veramente avere cento occhi.
Se io non mi fossi accorta che qualcosa non andava nell’organizzazione dei pasti per quanto mi riguardava, o se non fossi stata in grado di spiegarmi, le cose sarebbero potute andare molto peggio.

Detto ciò, spezzo anche una lancia a favore della Grecia, che non è assolutamente un posto off limits per i celiaci: nel 2004 ho fatto un tour ad Atene e nel Peloponneso senza avere il minimo problema, e tutti i ristoratori che ho interpellato a Gouves erano a conoscenza del tipo di malattia e della dieta che dovevo seguire, che fossero in grado di farmi mangiare qualcosa di idoneo o meno.

Che dire di più… Ci si legge nei prossimo giorni, dato che non avrò molto di meglio da fare. ^^

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