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Dunque, credo di aver accennato qua e là del pessimo carattere di Rambo… Ecco, dovete sapere che tale piccolo, insignificante difettuccio del Genitore si esprime al meglio in due occasioni.

Quando c’è la Rilettura nella Missione Esselunga, e quando è costretto a stare in coda.

E qual’è la situazione tipica per cui un essere umano, e più precisamente un cittadino italiano, deve stare in coda?
Quando deve andare dal medico, ovviamente!

Ieri mattina è successo esattamente questo, la sottoscritta ha portato Rambo dall’otorino per togliere un tappo di cerume.
L’appuntamento dal medico era fissato per le 11.15; la missione è cominciata dunque alle 9.30, orario in cui io e la Genitrice siamo uscite di casa alla volta dell’attività rambica. La sottoscritta ha ivi prelevato Rambo e lo ha convinto a lasciare la sua postazione lavorativa, sostituito dalla Genitrice alla reception.
Io e Rambo ci siamo dunque diretti verso il luogo fissato per l’appuntamento del dottore, l’ex Santa Rita, che penso molti di voi ricorderanno aver sentito nominare al telegiornale…e non per citare la sua alta professionalità. ^^

Dopo aver girato per il quartiere non so più quante volte per cercare un posteggio per la Rambocar, ci siamo dunque diretto all’accettazione, per pagare il temuto ticket.

Ora, io presumo che tutti coloro che leggono queste mie poche righe abbiano, almeno una volta, provato sulla propria pelle l’esperienza di pagare un ticket per una visita, un esame, un prelievo del sangue, etc. Nel caso ci sia tra di voi un Ticket-vergine, passerò a esplicare brevemente in cosa consiste il pagamento del ticket.

Si prende il numerino all’ingresso, sperando di aver decifrato correttamente la didascalia piazzata vicino a ciascun bottoncino/erogatore del bigliettino (il mio è un esame specialistico? Ho diritto alla precedenza? Deve essere eseguito oggi, no?), onde evitare di fare due file. Sì, perchè dopo aver preso il numero giusto, bisogna mettersi in fila e attendere che il nostro numero venga chiamato. Ci si reca quindi al numero dello sportello assegnatoci dal computer, si mostra la ricetta all’operatore, gli si presenta la tesserina della regione (in Lombardia è una scheda gialla tipo carta di credito, denominata Carta dei Servizi) e poi…si paga.

Ecco, le mie difficoltà sono cominciate quando, ritirato il numerino, ho scoperto che c’erano 21 persone prima di me e Rambo. Data la mia esperienza in fatto di ticket, ero dubbiosa. Da un lato, ero estremamente consapevole che, alle 10.45 della mattina, mi era andata bene, e che 21 persone non erano poi tante; dall’altro, naturalmente, non ero sicura che i -pochi- operatori presenti fossero in grado di smistare 22 persone (io e Rambo compresi) prima dell’orario della visita.
Comunico la nostra posizione nella coda a Rambo, che ha il primo moto di stizza e che guarda, tentato, l’uscita. Lo trascino quindi dall’altra parte della sala e, con tono volutamente leggero e allegro, gli dico che ce la faremo. E di non preoccuparsi. Tanto, saremo fuori in dieci minuti. Che cosa si aspetta Rambo dalle Olimpiadi?

La mia allegra conversazione forzata riesce a evitare che Rambo scappi verso l’attività rambica o che elimini uno o due persone con il numerino precedente al nostro, ma naturalmente non sopprime il suo nervosismo e i suoi moti di stizza. In effetti mi tocca relazionare che il Genitore si è aggirato nella sala di accettazione come una tigre in gabbia per tutto il tempo della nostra attesa e che ha anche intimato a uno o due ragazzi di sbrigarsi a raggiungere lo sportello, che c’è gente che ha delle altre cose da fare.

Paghiamo il ticket alle 11.05 e ci dirigiamo conseguentemente verso l’ambulatorio indicatoci.
Miracolosamente, veniamo chiamati alle 11.15 spaccate. Nello studio ci sono due medici. Una dottoressa bardata come se dovesse affrontare un’operazione chirurgica alla testa, e un dottorino col camice talmente bianco che potrebbe andare a fare la pubblicità di qualche detersivo.
Il dottorino si mette a scrivere al computer, mentre le dottoressa va in bagno a recuperare l’acqua per sciogliere il tappo di cerume. Niente saluti, niente spiegazioni. Nessuna richiesta dei sintomi. Segue questo dialogo.

Dottoressa: Ma non c’è l’acqua calda?
Dottorino: No, è fuori uso. Prova dalla vasca, che esce un po’ più tiepida.
Dottoressa: Esce sempre fredda. Va beh, speriamo funzioni lo stesso.

…Rambo comincia a dare segni di nervosismo mentre io comincio a temere per la vita dei dottori.
La Dottoressa ritorna con un secchiello di acqua fredda, consegna a Rambo una bacinellina da tenere sotto l’orecchio e poi trasferisce un po’ dell’acqua in una maxi siringa, che inserisce nell’orecchio rambico. Spinge lo stantuffo. Sbaglia mira. Fa la doccia a Rambo, che non è contento.
Riprova. Il tappo viene via. E’ il turno dell’altro orecchio.

E’ questo il momento della visita vera e propria, e confesso di aver trattenuto a stento le risa quando la Dottoressa chiede a Rambo di “alzare il nasino”.
Giunge la fine della visita, la Dottoressa chiede al Dottorino di fare un test dell’udito a Rambo.
Riuscite ad immaginare in che cosa consiste questo test ad alto livello specialistico?

Dottorino (urlando): CI SENTE BENE??
Rambo: sì.
Dottorino: Test completato, il soggetto ci sente.

In conclusione, usciamo dall’ambulatorio alle ore 11.30, avendo speso 30 euro per svolgere un servizio che la sottoscritta, seppur priva di una laurea in medicina, sarebbe stata in grado di eseguire gratuitamente nel bagno di casa. Dove l’acqua calda c’è.

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