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Nella lista delle categorie che utilizzo per classificare i post di questo blog è presente anche una certa “gluten free”, senza glutine. Non si tratta di un mio desiderio di seguire la dieta in voga nel mondo delle celebrità (…non commento…), ma piuttosto di una necessità reale, data dalla celiachia.
Cos’è esattamente la celiachia?
Trattasi di una malattia autoimmune multifattoriale, il che in pratica significa che alcuni anticorpi del tuo organismo si mettono, per vari motivi, a distruggere l’organismo stesso. I fattori che scatenano questi particolari anticorpi sono di due categorie, genetici e esterni.
Per “fattori genetici” si intende la così detta predisposizione genetica; uno ha i capelli rossi, l’altro gli occhi azzurri, un altro ancora è celiaco, portatore sano o meno. Il fattore esterno è il nostro già citato glutine, una proteina contenuta in svariati cereali che ha funzione di legante.
Va da sè che gli affetti da celiachia devono osservare una dieta totalmente priva di glutine, in modo da non attivare gli anticorpi ed evitare che questi si mettano a distruggere i loro organi vitali. Se non viene assunto del glutine, gli anticorpi non si scatenano e la malattia è tenuta sotto controllo. Non servono farmaci.

Sembra una cosa semplice, vero?
Così semplice che in effetti è spesso associata ad un’allergia alimentare. Caio è allergico alle fragole, non le mangia e sta bene. Tizio è celiaco, non mangia glutine e sta bene anche lui. Tutto fila. E onestamente se questo tipo di comparazione può essere utile per spiegare le necessità di un celiaco a qualcuno, non ho alcuna obiezione a riguardo.
Il problema, semmai, è quando anche i celiaci si convincono di non essere malati, ma solo allergici.
Sarà che io sono convinta che le cose si debbano chiamare con il loro nome, e che gli eufemismi siano il più delle volte delle colossali scemenze, ma se sei malato, sei malato. Puoi essere in salute, perchè curi la tua malattia, ma quella rimane lì. C’è. E non risolvi il tuo problema prendendo un antistaminico.

Io sono celiaca da nove anni, oramai, e vivo bene la mia condizione: osservo la dieta, sempre e comunque, non ho problemi a mangiare fuori e in compagnia…
Sono probabilmente una dei pochi con la stessa malattia a poterlo dire in maniera sincera. Perchè per vivere bene questa condizione bisogna volersi molto bene, bisogna essere sicuri di se stessi e avere anche una certa vena di autoironia.

Vi sembra che io stia esagerando? Probabilmente sì.
Sono veramente pochi gli individui sani che comprendono appieno cosa voglia dire essere celiaci e seguire costantemente una dieta in cui il glutine va escluso.
Facciamo qualche esempio, partendo dalle cose più semplici.
L’Italia è il paese della pasta e della pizza! Il celiaco la pasta e la pizza vere le vede in lontananza. Si deve accontentare di quelle senza glutine, o gluten free, che sono prodotti industriali assemblati in modo tale da rassomigliare al modello glutinoso. Con la pasta ce la si cavicchia, con la pizza è tutt’altra storia…
Anche il pane gluten free è, a meno che non si diventi panettieri provetti e si osservino poche, complicate, regole che non starò ad elencare in questo post, essenzialmente industriale. Il che significa, infarcito da elementi chimici, conservanti, addensanti, grassi saturi e chi più ne ha più ne metta. Gli ingredienti del più comune pane senza glutine che trovate in commercio sono in media 15, tanto per darvi un’idea.
E’ come se qualcuno di “normale” mangiasse sempre e solo il pane confezionato tipo mulino bianco.
Può farlo? Certo che sì, se vuole rovinare se stesso e il proprio organismo infarcendoli di conservanti e coloranti chimici, faccia pure. Ma può anche scegliere di andare dal panettiere e comprarsi una bella michetta appena uscita dal forno. Tutti i giorni.
Il celiaco non ha scelta. Non può decidere di punto in bianco di farsi un panino e scendere quindi dal panettiere per chiedere un bel francesino senza glutine. Se è proprio fortunato e vive in una città come Milano, in cui è presente una panetteria senza glutine può pensare di ordinare un po’ di pane fresco da surgelare (panificazione 2-3 volte a settimana), al modico prezzo di 9 euro al chilo.

Quanto sopra era l’esempio semplice, quello di immediata comprensione. Passiamo a qualcosa di più complicato?
Tutto. Tutto quello che voi pensate di mangiare o bere potrebbe contenere glutine. Semplicemente perchè il glutine è il “legante” naturale più diffuso ed economico in natura. Tutte le aziende alimentari possono utilizzarlo. Negli yoghurt, nei salumi, nei succhi di frutta. Nelle caramelle, nel cioccolato, nelle marmellate. Non credo serva continuare. ^^
C’è poi un altro piccolo problemino che il celiaco è costretto a considerare… la contaminazione degli alimenti.
Il glutine è un qualcosa di molto piccolo, che si può trasferire anche per contatto. Una fetta di prosciutto (già prescelto come senza glutine) tocca una briciola di pane e… non è più senza glutine.

Prendiamo ora un generico ragazzino adolescente, celiaco, che esce a fare una passeggiata con gli amici. Tutti normali.
Ci troviamo in estate, fa caldo, e i ragazzi normali decidono di prendere un gelato in gelateria. Il ragazzino celiaco non può farlo, non può recarsi in una qualunque gelateria di una qualunque città e comprarsi anche solo una coppetta di gelato, perchè, ammesso che tra gli ingredienti del gelato stesso non ci sia del glutine, il solo fatto che il gelataio serva nel suo negozio anche dei coni biscotto contaminerebbe comunque il fresco e gustoso alimento attraverso…la paletta. Il nostro ragazzino celiaco deve quindi accontentarsi di guardare i suoi amici mangiare il gelato. O di recuperarsene uno confezionato (sempre ammesso e non concesso che riesca a trovarne uno, o che sappia come sceglierlo…).

Avete una vaga idea di cosa potrebbe passare per la testa del nostro ragazzo dell’esempio in un’uscita come questa? Il desiderio – sacrosanto! – di mangiarsi un gelato in una giornata afosa, quello -meno sacrosanto, ma sempre comune -di omologarsi al gruppo… Potete immaginare quanta forza di volontà sia necessaria a rinunciare a tentazioni di questo tipo ogni ora di ogni giorno della vostra vita?
Se sì, allora adesso capite perchè scrivo che per vivere bene la celiachia bisogna volersi bene. E essere sicuri di se stessi. L’autoironia è effettivamente qualcosa di accessorio, che serve per alleggerire la situazione… Fortunato chi ce l’ha.

Come dicevo, io ho sempre vissuto bene la mia condizione, e non me ne lamento più di tanto. Sono tra l’altro anche puntigliosa di natura, come abbiamo appurato nel mio post precedente ^^, quindi non ho grandi problemi a spiegare le mie necessità a chicchessia. E lo faccio spesso. Ad amici, conoscenti, camerieri, baristi, farmacisti e infermiere (e questo è gravissimo!!!).
Perciò fare un po’ di sensibilizzazione su una condizione che si pensi interessi circa 400 000 italiani (è una stima, molti sono malati di celiachia, ma non lo sanno) non sarebbe una brutta cosa, no?

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