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Grazie alla mai abbastanza ringraziata Sweetie, eccelsa food blogger e felice padrona di ben tre divinità feline, ho letto il seguente articolo del signor Massimo Gramellini.

<<L’Ikea delocalizza in Italia. Nel mondo al contrario in cui ci tocca vivere la multinazionale scandinava sposta un pezzo consistente della sua produzione dall’Estremo Oriente alla Padania detrotizzata. Pare infatti che, nonostante tutte le statistiche ci diano per spacciati, nessuno abbia ancora imparato a fare i rubinetti come noi. E i cassetti della cucina. E i giocattoli per le camere dei bambini. La qualità sanno crearla anche altri. La produzione in serie, pure. Ma la qualità in serie, quella rimane una specialità della casa. Non siamo soltanto il Paese dei partiti famelici, dei funzionari corrotti e di mamme più parziali degli arbitri (la Family di Gemonio insegna che in molte madri italiane c’è un’Agrippina disposta a qualsiasi nefandezza pur di spingere avanti il proprio debosciato Nerone). All’estero si ostinano a riconoscere l’esistenza di un’altra Italia in cui noi abbiamo smesso di credere. L’Italia del lavoro ben fatto, del buon gusto, del bel vivere e del meglio pensare.

Se avessi il potere assoluto per cento minuti farei piazza pulita dei mestieri che non possono più darci un mestiere (perché altrove sono fatti meglio e a minor costo) e concentrerei tutte le risorse disponibili su ciò che ci rende unici: l’artigianato di qualità, il design, il cibo, il vino, il turismo, la cultura. Creerei un fondo per la Bellezza a cui attingere per aprire botteghe di alta manualità, restaurare opere d’arte, ripulire spiagge e rifugi di montagna, trasformare case smozzicate in agriturismi. Nel mondo al contrario c’è spazio solo per chi si distingue dagli altri. E noi, o diventiamo la patria delle meraviglie o non saremo più niente.>>
                                                                                                                                     “Made in Iktaly” – La Stampa

Ogni tanto fa bene ricordare che non siamo solo un popolo di ladroni, che i nostri figli non sono tutti trote e che in fondo qualcosa di buono ce l’abbiamo.
Anzi, molto di buono.
Siamo la patria dei geni, delle menti brillanti, dei grandi artigiani e degli artisti immortali.

…Ecco, riscoprire queste nostre qualità non sarebbe una cattiva idea. Se riuscissimo anche a farlo prima che ne perdano memoria anche gli altri paesi sarebbe anche meglio.

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