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Io sono sempre più convinta che per certi lavori serva una vera e propria vocazione.
Bisogna sentire una chiamata, insomma, per fare l’avvocato. E anche il medico. Bisogna sentire una chiamata per fare lo psicologo, l’infermiere, per lavorare nelle associazioni no profit.
E bisogna sentire una chiamata piuttosto forte, un grido diciamo, per decidere di dedicare la propria vita a fare l’insegnante.

E’ una cosa che ho sempre sospettato, ma di cui mi sono accorta pienamente quando ho cominciato a dare ripetizioni, anni e anni or sono.
Perchè i bambini non sono dei teneri frugoletti tutti occhi e attenzione per chi parla loro, assolutamente no. La maggior parte dei bambini e dei ragazzini sono piccoli mostri che preferirebbero essere ovunque, piuttosto che seduti a un tavolo con te che cerchi di far entrare qualcosa nelle loro piccole e evidentemente inutili testoline.
Il nostro futuro non ha il minimo interesse per il nostro passato, e questo è pericoloso, nonchè avvilente.

Io non ho la vocazione all’insegnamento. Do ripetizioni, insegno materie scolastiche e non a giovani pargoli per necessità. Cerco di farlo al meglio delle mie capacità, e pare che mi riesca anche piuttosto bene, ma onestamente non è un lavoro che fa per me.
Perchè?
Perchè io detesto l’ignoranza. E’ una cosa più forte di me, io ho una difficoltà incredibile a sopportare un ignorante, soprattutto se detto ignorante non fa nulla per cambiare la sua situazione.
…E naturalmente la maggior parte dei ragazzini che necessitano di ripetizioni fanno parte di questa categoria.
Generalmente io sono il peggior incubo di detti ragazzini. Li faccio studiare molto più di tutti i loro professori messi assieme; li faccio piangere sulle poesie di Ungaretti -e non per il loro significato; procuro loro un’artrosi precoce alla mano per tutti i testi che faccio scrivere e riscrivere…e mi trattengo, anche, perchè fosse per me li fustigherei a sangue.
Il fatto che questi cari (…) ragazzi non riescano a cogliere quanto meravigliosa sia la nostra storia passata, quanto grandi siano state le menti dei filosofi, quanto belli siano certi brani di letteratura è per me fonte di un’enorme frustrazione, che -essendo io completamente sorda alla chiamata di qualche riga sopra -sfocia in rabbia feroce.

Ultimamente ho scoperto, però, che c’è qualcosa di peggio della rabbia di cui sopra.
Si tratta sempre di frustrazione, eh!, ma generata da una problematica diversa.

Che succede quando il ragazzino a cui fai lezione è semplicemente stupido?
Badate bene, non voglio essere offensiva! Mi chiedo solo cosa dovrei fare quando un ragazzino non ci arriva. Non perchè non vuole, ma perchè non può.
Non ci pensa nessuno, quando sente di uno studente che va male a scuola, a questa eventualità.
Tutti pensano al fatto che detto studente non si applichi, o che abbia problemi a casa. O che se ne freghi della scuola.
Tutte cose che generalmente sono vere.
Ma ci sono anche casi in cui il ragazzino non è dotato di capacità mnemoniche e logiche nella media della sua età. Ovvero, casi in cui il ragazzino è irrimediabilmente stupido.

Ecco, che si fa quando si ha di fronte un allievo così? Ci si arrabbia con lui?
Non avrebbe senso, non è che lui non vuole seguirmi. Non è che vuole essere stupido, lui è stupido.
Gli Dei l’hanno fatto così, che colpa ne ha lui?

Ecco, quando si fa lezione a un ragazzino del genere se ne esce molto più frustrati del solito. Il ragazzino stupido ti succhia tutte le energie, tutte le speranze. Tutta la voglia di insegnare.

…Fortunatamente gli Dei sono misericordiosi.
E ti procurano sempre un ragazzino ignorante, subito dopo, su cui puoi sfogarti quanto ti pare. ^^