Tag

,

…Ma poi, si dice “coda di visione”?

Fatto sta che ho un bel po’ di film e puntate di telefilm da vedere, ma, complici vari impegni lavorativi, i Mondiali di Pattinaggio su Ghiaccio (fa brutto dire che non tifo propriamente per la Kostner?) e i progetti per paciughi vari, sono riuscita a visionare “Hugo Cabret” solo ieri sera.
Peccato che l’ultima opera di Martin Scorsese fosse stato aggiunto nella suddetta coda la Notte degli Oscar…un mesetto buono fa. ^^

Cominciamo subito col dire che il genere di questa pellicola non rientra nei miei preferiti. Troppi sentimenti e poca azione, insomma. E a volte, in po’ di noia. Sono assolutamente convinta che al film un po’ di movimento in più avrebbe anche giovato… anche perchè il protagonista è un bambino, che però -a parte un paio di inseguimenti con un dobermann alle calcagna, si muove alla velocità di un sessant’enne. Ho anche avvertito una pressochè mancanza di humor nel copione. Va bene che si tratta di un povero orfanello, ma una battuta ogni tanto? Una piccola gag? Mi sarei accontentata anche di una smorfietta divertente…

Il cast è veramente stellare, a cominciare da un meraviglioso Ben Kingsley, che sugli schermi mi era mancato un sacco e che ho ritrovato con piacere. Christopher Lee, per una volta, non mi fa la parte del cattivo…sono quasi sorpresa, ma è bello rivedere anche lui nella sua millantesima apparizione i un film (…ma quanti ne ha fatti?? Quest’uomo è incredibile! E non è più nemmeno un ragazzino…).

…Ma non si può mica andare a vedere un film solo per gli attori che ci lavorano, giusto? Insomma, anche il miglior interprete del mondo ha bisogno di un copione decente, non trovate? Non vale infatti la pena di guardare “Hugo Cabret” per i suoi attori, per quanto bravi e famosi.
Però fatelo, perchè c’è una cosa davvero particolare in questo film.
La fotografia. Hugo e gli altri personaggi si muovono in una Parigi incantata, con dei colori e delle sfumature strepitosi, quasi da fiaba. E un po’, in queste atmosfere finte ma incredibilmente piacevoli, ci si perde.