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La giornata di oggi è stata spunto per qualche riflessione sul tema delusioni.

Io ne ho avute tante, forse più della media degli individui della mia età, ma in un certo senso immagino di averne anche date.

Ecco, quello che mi sono chiesta oggi è semplice.
Fino a che punto possiamo arrogarci il diritto di rimanere delusi da qualcuno?
Fino a che punto un essere senziente può guardarne in faccia un altro e dirgli che  questo l’ha deluso?

Perchè se a deluderti è un qualcosa di dominio pubblico, un’istituzione ad esempio, allora gridare ai quattro venti la propria delusione non è solo legittimo, è sacrosanto. Non solo per se stessi, ma anche per gli altri. Perchè quel qualcosa che ha creato e alimentato la nostra delusione possa essere migliorato.
Ma con un individuo non può essere così.
Un individuo è, per l’appunto, uno. Si tratta di qualcosa fine a se stesso, che non ha il dovere morale o meno di soddisfare gli altri. Non ha uno scopo nella vita al di fuori di quello che si auto-prefigge.
Che noi interagiamo con lui o meno, che l’abbiamo visto crescere -e che ci siamo cresciuti assieme anche noi, nel frattempo -, che noi costituiamo un modello per lui… Insomma, tutto ciò non ci dà il diritto di aspettarci qualcosa da questa persona. O forse sì?

Questo è più o meno quello che mi domando oggi.
Qualcuno ha una risposta?

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