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Come sempre mi accade ogni volta che prendo in mano un nuovo capitolo di una saga, mi sono persa un po’ nei ricordi di ciò che ero -e di dov’ero- quando ho aperto il primo libro del ciclo “L’Eredità”, di C. Paolini. In un certo qual senso, molte cose sono cambiate e molte altre sono rimaste le stesse. Altre ancora erano cominciate all’epoca di “Eragon”, anche se non me ne rendevo conto, e sono finite poco prima che decidessi di leggere “Brisingr”.
Il tempo è un guaritore sensazionale e al contempo il più invincibile dei nemici.

Ma torniamo all’opera del signor Paolini, che con mio grande sollievo si solleva un poco dal fiasco del secondo volume della sua saga.
“Brisingr” decolla molto a fatica, tanto che prima di riuscire a leggere più di qualche capitolo senza fare delle pause bisogna aspettare la seconda metà. Sembra proprio che il giovane autore abbia deliberatamente allungato la sua narrazione, infarcendola di avvenimenti inutili e descrizioni talmente lunghe da sfiancare anche i lettori più dotati di senso dell’immaginazione, per ricavare poi un quarto libro sugli stessi personaggi.
Ma non può essere così, non è vero? Perchè mai, infondo, un giovane scrittore avrebbe voluto ricavare un quarto libro da un ciclo diventato bestseller in un lampo, riempiendolo probabilmente di soldi?
Ecco, appunto.

Torniamo alla vicenda.
Fa piacere -sempre nella seconda metà, nella prima non succede nulla – ritrovare qualche personaggio che avevamo un po’ perso di vista nel corso del secondo libro, e che a mio parere avrebbe meritato un po’ più di spazio nella narrazione di Paolini, al posto dell’onnipresente Eragon (ragazzo mio, cresci, ti prego!), Roran (mai sentito un contadino parlare bene come lui, e nemmeno intendersi di filosofia! Che uomo straordinario!), Arya e compagnia bella. Peccato però che la morte di due di questi personaggi (niente spoilers ^^) sia però trattata alla stregua di un evento marginale, piazzata così, nelle ultime pagine del libro, e trattata in venti righe. Chris, hai speso pagine e pagine per descrivere ogni singolo anfratto della dimora di Tizio, del castello di Caio e della grotta di Sempronio, non potevi fare uno sforzo in più?? Evidentemente no.

Ho trovato poi interessante la riflessione sulla religione (piazzata dove doveva essere, inserita bene nel racconto in modo da non risultare un mattone), sugli Dei, etc. Ammetto di averla trovata anche parecchio famigliare e di aver passato un bel po’ di tempo ripassando mentalmente il programma di filosofia del liceo, per capire da dove l’autore avesse preso tale riflessione . Poi ho trovato la fonte.  Dr. Who.
(Nei ringraziamenti finali l’amico Chris conferma questa mia ipotesi, dichiarandosi anche fan della serie. Bravo. Ma se citassi anche tutte le altre fonti da cui hai preso spunto, sarebbe più lungo il capitolo dei ringraziamenti del libro vero e proprio…).

Prima di leggere l’ultimo libro della saga, di cui inizialmente ero rimasta talmente affascinata da ultimare “Eragon” in due giorni scarsi, credo che aspetterò un poco.
Poi scoprirò se finalmente il signor Paolini è stato graziato con il prezioso dono della sintesi.

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