Survivor

Signore e Signori, anche quest’anno ce l’ho fatta. Ed è stato difficile, credetemi.
No, non sopravvivere alla tanto temuta famigghia rambica, ma sopravviverle senza uccidere nessuno dei suoi membri: è una fatica che ogni anno diventa più insopportabile.

In ogni caso, eccomi qui, doverosamente a relazionarvi quanto accaduto in questi due giorni di Pasqua (che una bella risata non si rifiuta a nessuno, no?).

Il pomeriggio di Pasqua ho dedotto – forte delle mie conoscenze darwiniane e della possibilità di osservare questi particolari animali da vicino e nel loro habitat naturale – che i parenti rambici devono necessariamente essere l’anello di congiunzione tra la specie umana e le latrine. Santi Numi, questa gente è capace di mangiarsi di tutto!
Usciti dall’abbondante pranzo pasquale, i signori (e le signorine) sono riusciti, in un’ora, a strafogarsi di: colomba, uovo di Pasqua, gelato con cono. E Caffè. Venti minuti dopo gli stessi chiedevano cosa ci sarebbe stato per cena.
La sottoscritta ha nel frattempo portato l’arte di parlare e socializzare il meno possibile, se non per nulla, a livelli di perizia mai raggiunti prima, devo dirvelo. Certo, è un compito facile quando l’individuo dotato della dialettica più affascinante è il cane.

Stamattina io, Rambo e la Genitrice ci siamo infilati nella Rambocar in tempo utile per raggiungere il luogo della spaventos- ehm… attesa gita fuori porta (la mia e quella di Milano) in tempo per l’ora della prenotazione fatta dalla Genitrice: le 12.30/13.
Il resto dei parenti è riuscito ad arrivare in ritardo di un’ora (<<C’era traffico!>>. Ma va’? Il traffico a Pasquetta? Che cosa strana! Chi avrebbe potuto prevederlo e uscire conseguentemente di casa un po’ prima??!) e, prima di salutare la malcapitata famigliola (aka, noi) che li aspettava in piedi da 60 minuti, di lamentarsi perché la Genitrice non aveva concordato di far portare anche gli antipasti. Io avrei già compiuto una strage lì, sul piastrellato antico del locale, ma portavo un giubbetto bianco molto carino e l’avrei sicuramente macchiato, indi per cui mi sono morsa la lingua e mi sono seduta al tavolo… Dove la famigghia rambica è riuscita a distinguersi meravigliosamente dagli altri ospiti del ristorante per grettezza, voracità e rumorosità.
(I camerieri nel frattempo continuavano a mettermi davanti affilati coltelli da carne, forse nella speranza che li liberassi dal giogo dei loro avventori. Ma, dico, non l’avevano visto il mio giubbino?!)
Quando mi è stato portato il cestino del “pane celiaco” (in che mondo viviamo, anche il pane si ammala adesso!), una delle sorelle rambiche vi si è lanciata sopra come se temesse che qualcun altro dei suoi parenti riuscisse a rubarmi il pane di bocca prima di lei, impresa tra l’altro piuttosto ardua, dato che mi aveva di fronte. A nulla sono valsi i miei deboli tentativi di farle notare che il suo pane stava nell’altro cestino, dato che ha continuato tranquillamente ad attingere dal mio e ad offrire libagioni anche agli altri, in mia vece. Un po’ di carità cristiana sulla pelle degli altri, immagino.

A questo divertente siparietto è seguito un pranzo veramente squisito (lo sarebbe stato molto di più, se la compagnia fosse stata migliore), in cui penso che i miei raffinati parenti siano riusciti a spolparsi un’intera vacca chianina da soli. La Genitrice Rambica – ricordo, novantatré anni – è stata particolarmente vorace.
Ad ogni modo, due calici di ottimo Montepulciano e l’arte del Silenzio appresa con tutta l’esperienza di cinque lustri accanto a siffatti parenti mi hanno aiutato ad arrivare alla fine del pranzo, laddove una magra connessione di linea mi ha tenuto quasi del tutto lontana dall’altrimenti salvifico Twitter. Ringraziando tutti gli Dei di cui conosco il nome  - e anche quelli a me ignoti -, poi, il cattivo tempo ci ha impedito di fare la classica passeggiata all together; alle 16:30 siamo dovuti risalire sulla Rambocar per tornare al Covo.

 

Ed eccomi dunque tornata vittoriosa – se pur non coperta di sangue da capo a piedi come avevo immaginato – dall’ultima riunione col parentado prima di ferragosto. Temo che il non poi tanto vago disprezzo per la massa di camionisti che compone i parenti rambici mi accompagnerà per qualche tempo, ma ho fino alle ferie estive per dimenticarmene… ;)

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