Il Calvario della Strega, ovvero la Pasqua al Covo

Dunque, del Natale al Covo ho già diffusamente parlato, ma che mi dite dell’altra grande festività dell’anno, la Pasqua? Non siete curiosi, o lettori, di sapere come la si passa da noi al Covo?

Per cominciare il racconto con una frase ad effetto, potrei dirvi che sono anni che la sottoscritta, pur non essendo cristiana, mette in scena una rappresentazione sufficientemente fedele del Calvario con l’immancabile – quanto vitale ai fini della rappresentazione tutta – aiuto dei parenti rambici. Il problema è che la parte del sofferente che sale il colle la faccio sempre io. -.-’
Cosa c’è di così terribile, mi chiedete.
Ebbene, il tutto comincia più o meno una settimana prima del fatidico giorno di Pasqua (sì, in tempo per la domenica delle Palme. Peccato che in chiesa non diano i rami di ulivo al posto dei ramoscelli, altrimenti saprei esattamente sopra a chi agitarli… ma non divaghiamo), quando i parenti rambici si svegliano come tanti grizzlie a primavera e chiamano al Covo… per la gita di Pasquetta. Gita di Pasquetta che si traduce nello scegliere un ristorante/agriturismo rigorosamente fuori Milano (si sa che la tradizione vuole il fuori porta. Io penso che basti quella di casa mia.) dove pranzare, per poi fare un’allegra passeggiata nei dintorni e tornare finalmente ognuno a casa sua. Ditemi, quanti ristoranti sufficientemente vicini a Madunina Land, di buona qualità e a buon prezzo rimangono generalmente con almeno 20 coperti liberi a Pasquetta, una settimana prima di Pasqua? E ora, dato che siete così bravi, ditemi anche quanti di questi ristoranti sono in grado di predisporre un menu adatto anche ai celiaci.

…Vi rendete conto di cosa i parenti rambici chiedono sistematicamente alla Genitrice, una settimana prima di ogni santissima (mai termine fu più appropriato, eh?) Pasqua?!
E, dato che la sottoscritta non può avere parenti normali, queste care personcine vogliono mettere anche i puntini sulle i. Questo è troppo lontano, mio marito ha mal di schiena; questo è troppo caro; questo è bruttino; questo non ha verde intorno; qui troveremo traffico… 
Devo dire che la Genitrice ha oramai sviluppato un certo talento nella ricerca dei ristoranti, perché riesce quasi sempre a recuperarne uno che soddisfi tutte le necessità basilari della famiglia rambica (c’è da mangiare e c’è da bere) e anche quelle un pochino più sofisticate (ci arriviamo comodamente), per non parlare di quelle quasi impensabili (toh, mia nipote sarà in grado di mangiare). Certo, dato che siamo nell’era di Internet le tocca chiedere a me di navigare sui siti di detti ristoranti, e quasi sempre si tratta di richieste da soddisfare celermente, anche se magari starei lavorando su tre progetti diversi e proprio non avrei tempo per altro, ma vogliamo mica essere puntigliosi, vero?

Arriviamo quindi alla tanto attesa mattina di Pasqua, quando la Genitrice mette sul fuoco a cuocere il famoso agnello, che io non toccherò nemmeno se mi pagheranno, il cui delicato odore tipico impregnerà ogni mobile e anfratto del Covo, con mia grande gioia. Nel primo pomeriggio ci sarà la sacra apertura dell’uovo di Pasqua, celermente così Rambo, la Strega e la Genitrice potranno fiondarsi a fare il salutino alla Genitrice Rambica (che probabilmente non ha ancora ammortizzato quelli di Natale). Passerò quindi tre interminabili ore in compagnia di quella mandria di Unni che mi dicono condividere con me parte del mio patrimonio genetico, immersa nel fumo di sigaretta e stordita dalle urla di detti barbari, mentre li guarderò sbranarsi gigantesche fette di colomba e grosse scaglie di uovo pasquale, il tutto rigorosamente contenente glutine. Seguiranno, come da programma, le due fatidiche e immancabili domande: “Tu non vuoi la colomba?” con contorno di “Ah, già! Scusa. La mangio io.” e “Vuoi un po’ di cioccolato?” a cui segue “No? E ma che palle, sei sempre a dieta!”.

Di ritorno da questa bella visita, ho di solito appena il tempo di immergermi in acqua profumata e di bruciare sul rogo i vestiti che puzzano di sigaretta, di tornare nell’auspicabile stato di calma psicologica (il relax non è contemplato), magari con l’aiuto di un buon libro, in vista della grande partenza del giorno seguente, verso il ristorante accuratamente selezionato dalla Genitrice.
State tranquilli, nemmeno in pubblico mi saranno risparmiate le urla, gli schiamazzi e il comportamento da Sacco di Roma, anzi! Il tutto sarà accompagnato da inquisizioni aggiuntive fatte a voce alta verso il cameriere, reo di avermi portato un piatto leggermente diverso da quello degli altri (“Perché non non mangiamo anche quello che mangia lei??!”).

Il ritorno al Covo è fissato tra le 19 e le 20 di sera, ora nella quale la sottoscritta sprofonderà nel suo letto in uno stato di profonde e giustificatissime frustrazione e vessazione. Perché mi venga in mente l’unico aspetto positivo della Pasqua – ovvero che fino a Ferragosto le Feste sono finite – devo aspettare come minimo il pomeriggio di martedì, quando nei miei timpani non risuonerà più il fastidioso eco delle voci dei miei parenti.
…Una passeggiata, non trovate? ^^
In ogni caso e sicura che non vi troviate in situazioni peggiori della mia, auguro a tutti voi una buona Pasqua. Se sopravvivo (o se ritorno :P), ci si legge settimana prossima.

 

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