Er Romano de Roma

Er Romano de Roma c’ha cinquant’anni, ma se cura perché glie piace stare bbene, ed è pure contento se glie dici che de anni ne dimostra quarantacinque. Ha comprato la casa per le vacanze a ducento chilometri da Roma sua e so’ sette anni che viene allo stesso bbagno e sta allo stesso ombrellone con la moglie e il figlio più piccolo.

Er Romano de Roma è come è, no’ fa i… complimenti tanto pe’ di’, lui ce crede, sennò sta zitto, e glie piace parla’, chiacchiera’ co’ tutti, perché alla fine è bello trovasse bbene co’ ‘a ggente. Ve l’ho detto che fa er broker per cose de informatica, computer e cose così? Sa tutto de ‘sta robba, è er mago de le porte usb (non u s b, proprio usb, tutto insieme N.d.B).

Lui ha smesso de fuma’ du’ anni fa, e allora ha cominciato a anna’ en palestra, per pompa’ i muscoli, che ormai glie piace pure quando lavorano (sempre i muscoli N.d.B). Inutile dire, quindi, che Er Romano s’è preso una cotta pe’ Rambo, pure zio lo chiama, e glie sta ssempre a chiede’ consigli, glie fa vede’ come ha trovato er modo de pompa’ er muscolo trapezio co’ le bottiglie d’acqua. Perché allùi no’ glie piace de smette’ de allenarse ar mare, no’ se sente bbene co’ se stesso, capito. 
Allora tuttii ggiorni dietro ar gazebo se allena pe’ mezz’oretta co’ i pesetti che c’ha, poi ar pomeriggio gioca ai racchettoni co’ l’amico suo – che pestano proprio bbene, de bbrutto, e allùi glie piace, no? Perché fa’ fatica te fa sta’ bene – e dopo se po’ dedica’ all’abbronzatura, e a chiacchiera’ co’ vicini de l’ombrellone suo, che anche se so’ de Milano so’ simpatici. Glie sa tanto che so’ milanesi atipici, no? Strani, insomma, perché glie piace de chiacchiera’ e fa’ amicizia e er milanese non è così de solito.

Er Romano de Roma è proprio contento de’ suoi vicini de ombrellone quest’anno, perché ce può parla’, glie può racconta’ de’ casi sua, de la famiglia sua, pure se li conosce solo da du’ settimane. E ce può guarda’ assieme pure l’incontro de boxxe tra i… i dilettanti, no?, de le palestre vicine, che così se scambiano opinioni sur fitnesse, quanto glie piace er fitnesse ar Romano de Roma!

‘nsomma, er Romano de Roma è romano, romano vero, ma de fede laziale perché la Lazio sua no’ la lascia. Mai. 
Però è sportivo, anche se er vicino milanese deve cresce’, perché è milanista.
La sera er Romano porta le magliette griffate, co’ la griffe, e i pantaloncini bianchi, corti sotto ar ginocchio, co’ le nike più bbianche de’ sanpietrini bbianchi de’ fresco. Saluta tutti, perché è educazione no?, e li chiama zio, zietto, zietta, bella/o dezzìo, e se alza pure da la sedia se te vede entra’ ar bare.

Adeso quanto glie dispiace che i vicini milanesi vanno via! Vorebe che tornassero quest’altr’anno, ma come se fa a di’ do’ staremo tutti quanti tra ‘n’anno? Lui però ce spera, e infondo anche ai vicini di Milano non darebbe fastidio. 

Perché infondo er Romano de Roma è una bbrava persona, anche se quando glie parli de la Madonnina lui capisce tutt’altra cosa. 

Le Dodici Fatiche

1. Tornata dalla vacanza rambica, cedere al desiderio di Rambo di andare al cinema a vedere “Hercules – Il guerriero”. Anche se dal trailer risulta chiaramente una cavolata, anche se ogni fibra del mio stregonesco essere dice che non è una buona idea. Cosa non si fa per mantenere la pace in famiglia.

2. Sopravvivere ai primi dieci minuti di pellicola, in cui viene riassunto il mito dell’eroe greco in quattro parole in un italiano sgrammaticato, solo per sprofondare in una sofferenza ancora più vasta, dopo.

3. Rimanere ferma al mio posto alla prima inquadratura del novello Hercules, con pelliccia finta di leone e testa leonina a mo’ di cappellino da baseball, malgrado i violenti brividi e il lieve tick nervoso all’occhio sinistro.

4. Far finta di non vedere il Legolas in gonnell- pardon, la piatta e poco originale resa della signorina Amazzone e bypassare completamente Tideo e il suo trauma da guerra, per non parlare dell’evoluzione, per così dire, del personaggio. E’ che non voglio spoilerarvi nulla, altrimenti… (Vi dico solo che Boromir a confronto era una pippa, via).

5. Fingere che la grafica “cartonata” sia passabile e non un semplice ammasso di architetture e paesaggi assolutamente degni di essere dimenticati. Fallire. Tentare di nuovo. 

6. Piangere calde lacrime per John Hurt. Tante e cocenti lacrime. Poi riconoscere Joseph Fiennes. (ahio)

7. Trattenere la risata sguaiata di fronte alle banalissime scene di combattimento, che teoricamente avrebbero dovuto sopperire all’assoluta, imbarazzante mancanza di trama. Invece c’erano le battute finto ironiche. (ri-ahio)

8. Respirare per cinque minuti durante l’intervallo e poi trattenere Rambo dallo spaventare a morte i ragazzini nella fila dietro di noi, che stavano prendendo a calci il sedile della Genitrice. 

9. Non chiudere gli occhi davanti alla scena modello Muore Sansone con Tutti i Filistei (qui, “Io. Sono. Herculeeeeessss!”) e tifare per i lupi.

10. Quando i lupi falliscono, tifare per l’esercito. Poi, arrendersi all’evidenza e desiderare ardentemente quella camicia intrisa nel sangue di Nereo di cui si parla nel mito greco. 

11. Mordersi le mani per i numerosi e evidenti errori cronologici, storici e mitologici disseminati in tutta la pellicola a simpatiche e regolari cadenze di cinque minuti. Rivisitazione non significa stravolgimento, a meno che non si sia in grado di farlo bene. 

12. Uscire dal cinema, trattenere nuovamente Rambo, in cerca del ragazzo seduto dietro la Genitrice. Mai visti dei quattordicenni correre così veloci giù dalle scale mobili.

Bonus. Ripromettersi di evitare cotal genere cinematografico, se mai quella cosa che ho appena finito di vedere appartiene ad un genere specifico, per qualche tempo. In macchina, Rambo esprime il desiderio di rivedere Troy.

Non c’è mai pace per gli eroi. Wilma, dov’è la mia clava?!
Oops, scusate. Cartone animato sbagliato. :P

Reading Challenge – Summer Chapter

Lo so, sono un tantino in ritardo con il consueto post sul Reading Challenge, ma se la Strega va in vacanza non so porta certo dietro il computer (e comunque dubito che a Microlandia ci sarebbe stata una rete da prendere in prestito).
Ad ogni modo, diamo una scorsa ai volumi letti nel piovoso mese di luglio 2014.

- “Rosencrantz and Guildestern are Dead”, T. Stoppard. E’ una pièce teatrale, non un vero e proprio libro, e i protagonisti sono proprio i Rosencrantz e Guildestern dell’Amleto di Shakespeare. Si tratta di un’opera particolare, di certo non di immediata comprensione, che però offre numerosi spunti di riflessione. Leggetela, poi ne parliamo. ;)
- “Come Diventare Buoni”, N. Hornby. E basta, piantatela di ridere! Lo so che, dal titolo, il libro sta alla Strega come i cavoli a merenda, ma è solo perché non conoscete l’ironia di Hornby, ecco. U.U
Questo libro mi è stato regalato da un’amica per il mio compleanno (amica pigra, mi è toccato ricopiarmi la dedica che mi ha inviato via sms da sola!) e mi è piaciuto veramente moltissimo. Dato che il post non verte solo ed esclusivamente su “Come diventare buoni”, per saperne di più leggetevi la mia recensione su Goodreads (o meglio, direttamente il libro! ^^).
- “Io, Claudio”, R. Graves. E’ la finta biografia dell’imperatore Claudio, che ripercorre in sostanza tutta la storia della sua stirpe (la Giulio Claudia, appunto). La narrazione è estremamente scorrevole e il tono utilizzato da Graves è leggero e lievemente ironico. Da leggere anche se i romanzi storici non sono il vostro forte: potreste anche cambiare idea. 
- “Fool”, C. Moore. Il caro Chris! Quanto mi era mancato Chris, quanto mi erano mancati la sua ironia a volte amara e il suo senso dell’umorismo! “Fool” è veramente un capolavoro, con un personaggio principale che eufemisticamente definirei a tutto tondo e una trama che riesce a essere originale anche se è la rivisitazione del Re Lear shakespeariano. Stupendo. 
- “111 Errori di Traduzione che hanno cambiato il Mondo”, R.G. Capuano. Un libro fatto di aneddoti sugli errori di traduzione, che si legge volentieri più per curiosità che per un vero interesse per la materia – a meno, naturalmente, che non siate dei traduttori o che vi indignate spesso per scorrette traduzioni di libri o cattivo doppiaggio cinematografico. In ogni caso è quasi scioccante scoprire che cosa può derivare, non necessariamente da un errore, ma solo dalla scelta di un termine da parte del traduttore. Cosa diceva quel tale a proposito del battito delle ali di una farfalla?

Come dite? Questo mese i libri letti sono un po’ pochini?
Abbiate pazienza, è stato un mese pesante: una non può mica occuparsi di Rambo, dei clienti, dell’attività rambica e della famigghia e mantenere anche la stessa media di lettura dei mesi meno impegnativi!
Sono Strega, ma non faccio mica miracoli. (Ma tranquilli, ci sto lavorando!)

Racconto Stregato di La Strega

Ebbene sì, signori, la qui scrivente Strega è tornata dalle consuete vacanze a bordo spiaggia con Rambo e la Genitrice.

La meta di quest’anno era un micro-paesino in Abruzzo, dove un vecchio amico di infanzia di Rambo si era trasferito una quarantina di anni fa (avete capito bene, questo signore si è trasferito a Microlandia da Milano. Per lavoro). L’appartamento ce lo ha trovato il suddetto amico d’infanzia rambico (da qui in poi, Drillo); si tratta di una casa a pochi minuti dal mare e di fronte alla dimora di Drillo, appena ristrutturata.

Il giorno della partenza, Rambo zumpa sulla Rambocar con tutta la carica che si può avere alle 4.30 del mattino, accende il rombante motore e sgomma per una bellissima MaduninaLand addormentata, fino all’imbocco dell’autostrada. La Rambocar procede spedita verso la sua destinazione fino all’altezza di Bologna, dove apprendiamo di un piccolo incidente; una cosina da nulla, eh! Il solito tir che si scontra con un carroattrezzi e che prende fuoco.
La laboriosa deviazione per evitare il tratto interessato dall’incidente provoca un certo qual malessere a Rambo, che è patito dei viaggi lampo, ma tutto sommato arriviamo a Microlandia, Abruzzo, più o meno tranquilli.

Anzi, abbiamo anche il tempo di fare conoscenza con i proprietari di casa, di apprendere dell’esistenza di un ristorante per celiaci nelle vicinanze, di andare a pranzo fuori e di fare un giro al mare, prima di venir descritti dall’inquilino al piano di sopra come albanesi, rei di aver semi-esposto uno stendibiancheria.
Apprendiamo quindi dell’annoso conflitto tra i padroni di casa e tutti gli altri membri del condominio. Un conflitto giocato più all’arma bianca che di strategia, se proprio volete saperlo, fatto di denunce al Comune, gomme tagliate da coltelli a serramanico, urla e litigi nelle ore più impensate e simili. Perché una vacanza troppo pacifica, a noi della famiglia rambica, non viene mai bene.
Infatti, in 15 giorni siamo stati testimoni di una rivisitazione delle Niagara Falls in casa, complice una vicina che aveva sbadatamente lasciato la lavatrice accesa e con lo sportello aperto mentre andava a fare la spesa e di urla squarcianti nel cuore della notte (ho controllato, Rambo dormiva nel suo letto). Siamo ance sopravvissuti all’arrivo delle due nipotine dei padroni, due pesti bionde di prima categorie che ci si sono infilate in casa e hanno cominciato a toccare le MIE cose, provandosi cappelli, aprendo smalti e urlando come se le stessero scannando. Ah, sono sopravvissute anche loro, malgrado i miei reiterati suggerimenti di defenestramento istantaneo.

Ad ogni modo, l’indomani affittiamo un ombrellone in spiaggia e facciamo conoscenza con i nostri vicini. Tutti, TUTTI, rigorosamente romani. Un paio di famiglie scherzavano addirittura su delle loro conoscenze, uscendosene con un grazioso  e mai più azzeccato <<Sempre meglio de li milanesi!>>. Certo, perché i romani son tutti di gran classe, invece.
Non starò a descrivervi tutti i tipi da spiaggia che mi è capitato di vedere in questa vacanza e che davvero non immaginavo potessero esistere, non starò a raccontarvi di quello che sembrava essersi incollato in testa un barboncino (invece era solo un’interessante acconciatura) o del tizio con capelli lunghi, boccoli, baffi e pizzetto (affettuosamente soprannominato Aramis) che incontravo sovente durante le mie passeggiate sul lungomare. Non vi annoierò nemmeno col ragazzotto con la pancetta e la fidanzata figa, costretto, tapino!, a camminare trattenendo il respiro (e i lardorali) e gonfiando quel poco di petto che aveva per non sfigurare in costume di fianco a lei… che temo se la facesse con il tizio dell’ombrellone davanti. Tizio decisamente ben messo, con grazioso slip della nazionale italiana (…ma perché il tricolore proprio lì?? Dov’è finito il patriottismo?), portamento affascinante e atletico e dilagante paura di affogare. -.-‘
Che senso avrebbe accennare soltanto alla gioiosità dei nostri vicini d’ombrellone, tra cui un Romano de Roma vero e puro alla nostra destra che era uno spasso e che ci ha preso in simpatia? (Per inciso, se avesse osato chiamarmi “bella de zio” un’altra volta avreste sentito parlare di Microlandia profusamente in tutti i telegiornali, altro che stragi americane.).

Come trascorrevano le serate, dite?
Considerato che la televisione ci ha lasciati il giorno dopo il nostro arrivo (Rambo ha cominciato a dare segni di irrequietezza dopo due ore di astinenza dal suo programma sportivo, ma l’abbiamo trattenuto), le serate si passavano obbligatoriamente per il lungomare – e meno male che il tempo è stato bello, altrimenti non ci sarebbe bastata nemmeno la cerata.
Per il lungomare, dicevo, attenti a non farsi investire dai piccoli Bartali e Coppi in erba che affollavano una pista ciclabile davvero degna di nota, con Drillo & family a goderci la mondanità di Microlandia. E che mondanità, signori! Un concerto di cantanti di liscio emiliani che amavano rivisitare pezzi d’annata dei Pooh e dei Pink Floyd e che erano pure provvisti di fan ballerini. Tra i 60 e i 99 anni. Oppure un simpatico karaoke romanesco di San Lorenzo, che mi ha vista resistere alla tentazione di saltare sul tavolo e intonare Oh Mia Bela Madunina a squarciagola, ma solo per evitare il linciaggio. Quasi quasi mi mancava il Mario Merola dell’anno scorso.

 

E’ stata tutto sommato una vacanza rilassante, zeppa di libri meravigliosi che mi toccherà restituire ai legittimi proprietari, di tempo per farmi i fatti miei e soprattutto lontana quelle due centinaia di chilometri dai parenti rambici. Da una vacanza al mare si chiede poco altro, no? Delle esplorazioni ne riparliamo a fine mese. ;)

Quell’insostenibile leggerezza di Romeo e Giulietta

(Posso dire, prima di cominciare il post vero e proprio, che adoro l’opzione di WordPress di programmare la pubblicazione degli articoli? Voglio dire, oggi vi sembrerà che io sia davanti al computer come voi, mentre invece sarò sulla spiaggia, possibilmente in totale relax!)

 

 

Giusto un paio di giorni prima della mia serena partenza verso gli italici lidi, son andata al cinema a vedere quello che, in Italia, era intitolato “Romeo e Giulietta – il Musical”: una produzione di Broadway che nulla aveva di musicale (ma da noi in Italia, tutto ciò che è Broadway si trasforma magicamente in uno spettacolo canterino!)

Romeo and Juliet è, dicevo, una riproduzione del celebre dramma shakespeariano (con qualche taglio) ambientata ai giorni nostri, che vede come protagonisti Orlando Bloom e Condola Rashad.

Premetto che, se c’è un’opera di Shakespeare che io proprio non sopporto, quella è “Romeo and Juliet”. Detesto tutto della tragedia, la sua melensaggine, l’insopportabile stupidità di tutti i personaggi e in primis dei protagonisti stessi, l’assoluta mancanza di un antagonista (ma infondo manca anche l’eroe). Non comprendo minimamente come sia possibile considerarla il non plus ultra del romanticismo, soprattutto considerato che ci sono svariati lavori di Shakespeare che sono molto più romantici (date anche solo una scorsa veloce a qualche sonetto!).
Ad ogni modo, il loop shakespeariano e la voce “Broadway” inserita a tradimento nella presentazione dello spettacolo, hanno fatto sì che io trascurassi le mie riserve riguardo il buon, tordo Romeo e la sua svampita Giulietta e che mi recassi al cinema… per assistere ad una rappresentazione che non è neanche lontanamente paragonabile a quelle del National Theatre londinese, ma che tutto sommato è godibile.

Il cast è indubbiamente ben amalgamato, Orlando Bloom faceva il suo bravo lavoro e si guadagnava discretamente il pane – non è forse dotato di un talento eccelso, ma è sicuramente preparato – con qualche acrobazia e un paio di giri in motocicletta. La sua dolce metà, Condola Rashad, ha delle espressioni facciali stupende e non si può certo dire che sia stata scelta solo per le sue belle grazie. Assieme, i due formano una coppia di amanti piuttosto in sintonia.
Altri membri del cast degni di nota sono un ottimo Brent Carver/ Friar Lawrence e Christian Camargo nei panni di un adorabile Mercutio, che come sempre muore troppo presto.

Ciò che ho maggiormente apprezzato nello spettacolo è l’ironia con cui sono stati resi i personaggi di Romeo e Giulietta – che infondo sono due adolescenti e finalmente si comportano stupidamente come sono rappresentati! -, che sarebbe probabilmente stata impossibile se la rappresentazione fosse stata inglese. L’idea che le fasi dell’innamoramento diano più sull’impacciato andante che sullo sfacciatamente romantico mi ha effettivamente salvato dal tedio che questa tragedia del buon vecchio Will mi ispira da sempre.
A volte è bello trovare conferma alle proprie opinioni, anche se di nicchia: Romeo e Giulietta erano proprio due pirla.

Quando il Celiaco Va in Vacanza

CAM00451~2Quando il celiaco va in vacanza non ci può mica andare a mente serena, che so, decidere di partire la sera e la mattina presto essere già su una decappottabile con il vento tra i capelli. Quando il celiaco va in vacanza in genere, oltre alla consueta valigia del vestiario, al beauty case e alla borsa delle scarpe (ok, questa forse è lA celiacA) gli tocca portarsi anche un’altra valigia/borsa contenente gli alimenti di prima necessità in proporzione congrua al periodo in cui starà via di casa.

Perché, direte voi?
Perché, tanto per cominciare, procacciarsi del cibo gluten free non è mica facile dappertutto (no, non sto parlando di alimenti naturalmente senza glutine: state sicuri che un’insalatina la troverete quasi sempre, ma la domanda sostanziale è cosa ci mangerete assieme per evitare di morire di fame??), e poi gli alimenti senza glutine sono generalmente più cari di quelli normali e quindi è meglio poter approfittare di ticket e esenzioni varie (che sfortunatamente sono regionali) quando si può.

Quando il celiaco va in vacanza, dicevo, deve essere in grado di progettare le sue vacanze, sia che vada a stare in un appartamento, che in un hotel o in una qualsiasi altra struttura alberghiera, dato che molto di rado sono attrezzate per ospitare persone con il suo problema (a meno di non soggiornare in hotel et similia certificati gluten free, che in Italia sono pochi e carucci, anche), onde evitare spiacevoli inconvenienti, tipo quello che è successo a me due estati fa.
Si tratta indubbiamente di una bella scocciatura, perché la fornitura di alimenti gluten free occupa spazio che viene sottratto all’ossigeno di quelli che sono in macchina con te, oppure ai vestiti e altri utili generi, se si viaggia in treno o – ahinoi – in aereo.

La missione di approvvigionamento alimenti si rivela, dunque, abbastanza difficoltosa – pane per i denti di chi da anni partecipa alle Missioni Esselunga rambiche! – e non priva di insidie, soprattutto se si soffre (o si hanno parenti che, come la Genitrice, soffrono) della patologia maniaco-depressiva dello Scoiattolo. Dove per Pm-n dello Scoiattolo, o più semplicemente Scoiattolite, si intende la tendenza a procurarsi scorte dei beni di prima necessità per ogni evenienza, proprio come gli scoiattoli fanno per l’inverno. Chi soffre acutamente di questa patologia arriva a creare vere e proprie muraglie di scatolame, prodotti per l’igiene e alimentari e si sente persino fisicamente male se non ha almeno altre due confezioni chiuse e in stoccaggio dell’oggetto che ha appena aperto.
Per svariate ragioni – la tendenza a utilizzare subito tutto il ticket della Regione, la pratica diffusa di ordinare i prodotti gluten free in farmacia, la lentezza degli ordini, etc. – chi soffre di celiachia tende a sviluppare la Scoiattolite in forma non acuta, ma acutissima (ho visto madri riempire due carrelli per volta di merendine per il figlio, che con quelle potrebbe sicuramente sfamare l’intera popolazione etiopica per tutta l’estate), e quindi la partenza per le vacanze estive tende a diventare un dramma.
La comune lista per la “spesa delle vacanze” che si vede passare nei negozi di prodotti per celiaci (o che le gentili clienti passano al proprio – tapino – farmacista) comprende almeno una trentina di confezioni, relative almeno a cinque classi di prodotti differenti, per un importo totale che generalmente supera il ticket mensile concesso ai celiaci e per un volume che si riuscirà a cacciare in macchina solamente dovendo stivare la nonna/la zia/il fratellino sul portapacchi.

Fortunatamente, la sottoscritta non ha mai sofferto di Scoiattolite, anche se riconosce la necessità di viaggiare con una minima scorta di prodotti senza glutine per assicurarsi di non morire di inedia proprio sul lungomare. Da qui, la mia missione dei giorni scorsi verso il Negozio in cui vado a spendere il mio simpatico ticket regionale, il cui risultato potete ammirare nella foto qui sopra.
(A proposito, se volete sapere esattamente quanto possa un alimento per celiaci costare più di uno normale, guardate le confezioni di fette biscottate che stanno nel bagagliaio dell’immagine. Contengono ciascuna tre pacchetti di fette da 50g l’uno, per un totale di 150g a scatola, e possono essere vostre al modico prezzo di 6.oo euro e passa, 2 euro per una porzione di fette biscottate. Ora capite l’importanza del ticket?)

Quando leggerete queste parole, infatti, io mi starò già avvicinando alla meta delle vacanze estive, a pochi passi dal mare (e spero molto lontano dalle graziose perturbazioni che qui al Nord ci danno l’impressione di stare a novembre e non a luglio). Non si può mica fare il bagno solo nel Seveso in zona Niguarda, no? ^^

 

Auguro a tutti voi delle soleggiatissime vacanze… A presto!

Una futura madre perfetta

Venerdì pomeriggio, lezione di diritto alla pargola di cui ho già detto. Si parla dei diritti dei lavoratori dipendenti, questione spinossissima (<<Ma… esattamente, che cosa fanno i sindacati?>> Eh, ragazza mia, sapessi!) anche senza che io mi metta a sproloquiare sui liberi professionisti e le piccole imprese. Anche perché prima dovrei spiegarle cos’è un libero professionista, immagino. -.-‘

La sottoscritta:

<<…Quindi oggi il congedo di maternità non si chiama più così, ma “congedo parentale”, perché anche i padri, se vogliono, possono decidere di rimanere a casa pur conservando il proprio posto di lavoro…>>

Vengo interrotta da un interessante commento.

<<Ma, scusa, perché?>>

<<Perché cosa, pargola?>>

<<Perché anche i padri possono andare in maternità?>>

Io rispondo, con il consueto ma fastidioso tick all’occhio sinistro che di solito precede la catastrofe neuronale pargolica.

<<Come ti dicevo, non si chiama più “maternità”. Anche i padri possono andare i congedo per occuparsi dei figli neonati perché è loro diritto e così la famiglia può organizzarsi come me-…>>

<<Ma, scusa, come fanno i padri a occuparsi di un neonato?>>

<<Più o meno come fanno le madri, immagino.>>

<<Ma se gli uomini non allattano!>>

 

Ecco.
Questa ragazza informata sulla biologia, quanto sui più avanzati sistemi di cura del neonato, farà strada, me lo sento.
E immaginate la sua prole!