Il Tempio della Cultura – British Museum

SH4_-_Le_British_Museum-1024x640Ditemi voi se la facciata non rassomiglia ad un tempio greco. Non pensate che sia bellissima?
Il British Museum è un altro di quei posti che dovete assolutamente vedere almeno una volta nella vita (anche più d’una!), perché è veramente gigantesco, perché ospita pezzi appartenenti a tutto il Mondo e a tutte le epoche, perché… beh, volete seriamente perdervi la vista di un tempio greco nel cuore di Londra?

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Veduta aerea di Londra. Il British Museum è quel simpatico edificio in basso a sinistra. :)

Cominciamo subito con il dire che il museo non dimostra le sue dimensioni reali.
Una volta giunti davanti all’entrata, dopo l’alto cancello di quel nero lucidissimo di cui abbiamo già parlato, avrete l’impressione di stare per entrare in un posto veramente molto grande. Poi, tra una foto al frontone e una alle ali laterali, salite gli scalini di ingresso, passate il portone e una breve anticamera, ed entrate nell’ultra moderna hall circolare, luminosissima e bianchissima, e cominciate a rendervi conto che avevate sottovalutato il British Museum. Largamente.

Ora, fatelo per me: prendete una piantina. Se avete pensato di poter far senza al Natural History Museum, e magari ci siete anche riusciti, non credete di poter ripetere l’esperienza. Ripeto, recuperate una piantina al banco informazioni e, se siete arrivati prima dell’apertura della gallerie, fatevi un giro nella hall, zeppa di caffè, chioschetti, e negozi di souvenir.

Se volete fare un’esperienza fuori dal comune, vi consiglio di arrivare al museo di mattina presto; con un po’ di fortuna, riuscirete a girare qualche galleria quando è ancora poco frequentata o, come nel mio caso, addirittura deserta. Fa un effetto bellissimo aggirarsi tra vasi e bassorilievi greci con la sola compagnia del sorvegliante e quando l’unico rumore udibile è quello delle suole delle tue scarpe sul pavimento liscissimo del museo: riesce addirittura ad amplificare il sentimento di sorpresa quando, girato un angolo, vi trovate davanti un intero tempietto originale, che sembrava aspettare solo voi. Non parliamo poi della bellezza di sedersi su una panca e stare a guardare le statue e i bassorilievi del Partenone, sola con i tuoi pensieri, senza nessuno che ti passi davanti. Potrebbe addirittura tornarvi utile il taccuino che avete inaugurato all’ombra di Dippy, potreste scriverci, questa volta, che è incredibile come degli esseri così piccoli e ininfluenti siano rusciti a creare opere così belle, maestose. Ritrovare una certa fiducia nel genere umano, una volta tanto, non fa male. :)

Io, questa volta, mi sono trattenuta più a lungo nella sezione dedicata a Egizi, Assiri e Greci (mia passione da sempre), ma ce ne sono molte altre degne di nota e che voi potete scegliere a seconda dei vostri gusti. La galleria dell’Asia, ad esempio. Al British Museum potete veramente trascorrere delle giornate intere, anche di fila, senza aver visto tutte le collezioni, e senza nemmeno morire di fame, dato che ci sono anche due ristoranti e una sala pic nic.
Per gli appassionati dello spirito British, la sala da tè è organizzata per servire dolci, stuzzichini, sandwich et similia gluten free, così anche i celiaci possono godersi senza affanni il tè delle cinque. Un servizio (su prenotazione) indubbiamente interessante, anche se a mio avviso il prezzo è un tantino esoso. E poi, se siete venuti a cibarvi di cultura, potete anche lasciar stare i sandwich al cetriolo. ;)

Per sicurezza.

E-mail di questa mattina.

<<Buon pomeriggio, accettiamo il Suo preventivo e Le inviamo il documento da tradurre in file Word. Per sicurezza, le inviamo anche la prima pagina del documento stampata e scansionata. >>

Metti che ci siano delle incongruenze.

Hogwarts e Dinosauri – Natural History Museum

Non so se ci siete mai stati (ma so che dovreste!), al National History Museum di Londra, non so nemmeno se l’abbiate mai visto. Si tratta di questo gigantesco edificio in stile neogotico su Exhibition Road, circondato da un’inglesissima cancellata nera e oro, che si arrampica verso il cielo in un tripudio di torri, guglie e torrette, il tutto nei colori del giallo pallido, azzurro e grigio. Provate a passarci di fianco in una giornata di sole, e vedrete che effetto.

london_guide_natural_historyInsomma, solo l’esterno vale bene la visita al museo, che dopo i libri e i film di Harry Potter non può che ricordare anche la celebre scuola di Hogwarts, dove il caro, semitordo Harry ha passato tanti anni felici… mentre più o meno ogni suo conoscente tirava le cuoia.
Se siete già entrati nella poesia del luogo anche senza saperne di più, aspettate di entrare all’interno del museo (e attaccatevi al corrimano, così se svenite non vi ho sulla coscienza). L’edificio, del 1870, ospita quattro gallerie fisse (dinosauri-mammiferi marini-animali, ecologia, cambiamenti geologici e Darwin Centre) e alcune mostre a tempo determinato, e solo queste ultime sono a pagamento, quindi potete tornare a vedere Dippy (la mascotte del museo…non potete non vederla, nemmeno se siete incredibilmente miopi) e i suoi compagni tutte le volte che volete, senza sentirvi in colpa. 

Ma noi ci stavamo addentrando all’interno del museo, giusto?
Quindi, attraversiamo il cancello british, percorriamo il giardino e saliamo le scalinate fino a trovarci di fronte al grande portone di ingresso. Un bel respiro, e…

E adesso ditemi se questa non è Hogwarts! :)

E adesso ditemi se questa non è Hogwarts! :)

Beh, non c’è alcun bisogno di parole. Recuperate una piantina da qualche parte e poi sentitevi liberi di esplorare i meandri di questo immenso museo, immergetevi nella luce calda che filtra dai finestroni, salutate l’amico Charles Darwin, che vi guarda dal suo punto di osservazione privilegiato su una delle scalinate.
Tra un fossile di dinosauro e un settore di una sequoia gigante, sedetevi anche su una delle panchine di legno disseminate in giro e guardatevi semplicemente attorno. Osservate la gente che vi passa davanti, puntate lo sguardo sugli archi e sulle volte della sala centrale per contare le scimmiette (occhio a Pix! :P), pensate a chi volete o a quello che volete. Se vi va, portatevi dietro un libro o un taccuino su cui scrivere le vostre osservazioni. 
Magari, annotate a margine da qualche parte quanto stupide e infinitesimali sembrino le nostre preoccupazioni di tutti i giorni, ma anche quelle politiche o religiose, di fronte alla vastità di quello che ci circonda, alle innumerevoli cose che sono successe al pianeta che ci ospita da quando è stato nato, e anche a quelle che sicuramente succederanno quando noi non ci saremo più. Pensate che intere popolazioni di esseri viventi sono nate e si sono estinte su questo piccolo puntino azzurro nell’universo, a cui le dinamiche che le tenevano in moto probabilmente non interessavano più di quelle che tengono in moto noi. 
Se ne siete in vena, riflettete anche su quanto possa essere stupido pensare che una qualsiasi entità ultraterrena abbia dato questa bella, meravigliosa Terra e tutto quello che la abita all’Uomo perché potesse farci quello che desidera, quando ancora non ne comprende che la minima parte. 

 

State pure all’interno del museo per quanto volete (chiudono sfortunatamente presto: peccato, perché non mi sarebbe dispiaciuto pernottare tra le zampette di Dippy ^^), tanto questo ospita quantomeno due caffetterie e un ristorante, tutte tra l’altro con ottime soluzioni per i celiaci (compreso lo Scoffasaurus, il menu per i bambini. Non ho mai detto che la gente che ci lavora sia normale), chiaramente documentate sul menu. Oppure potete optare per un giretto nelle vie limitrofe (siamo in una zona centralissima!), zeppe di caffè, ristoranti et similia, per non parlare di negozi e negozietti, ma evitate di farvi investire da un Double Decker Bus, i signori autisti hanno una guida un po’ spericolata… E voi dovete ancora raccontarmi quello che vi ha colpito di più!

Roditori e Affini

Facendo traduzioni freelance, mi capita di dovermi recare a lavorare in uffici o simili, in cui generalmente quella che si da da fare di più sono io, mentre è possibile trovare i miei colleghi ad interim al bar o davanti alle macchinette.
Questa mattina mi trovavo appunto in uno di questi uffici, quando, aperto la porta, ho assistito ad un vero e proprio Miracolo a Milano. Non c’era una persona in ufficio, non ce n’erano due, ma addirittura tre: tre baldi giovani (sui trent’anni) davanti ai loro computer, in atteggiamento lavorativo. Ancora vagamente stupita da questa stranezza, saluto e chiedo se c’è per caso una postazione libera. Tre paia di occhi mi guardano in maniera molto poco espressiva per un po’, poi il proprietario di uno di questi mi indica un pc. Io ringrazio, appoggio la borsa e comunico che vado al piano di sopra per prendere i documenti da tradurre.
I tre paia di occhi mi guardano, non favellano e annuiscono. Io apro la porta, esco dall’ufficio, la richiudo e sento finalmente la voce di uno dei miei colleghi.

“Oh, come si dice a Milano, gran bella topa.”

Riapro dunque la porta dell’ufficio, rientro e, con calma e cortesia, rispondo al giovine galantuomo.

“Gran bella topa lo dici a tua sorella.”

I gentiluomini si guardano imbarazzati, poi il più coraggioso tenta di giustificarsi.

“Ma no… Noi volevamo solo dire che finalmente abbiamo una traduttrice di bell’aspetto!”

E poi cerca anche di ingraziarsi la  sottoscritta con una battuta sagace

“Così, anche se sbaglia la traduzione, non ci arrabbiamo!”

Sentendomi in dovere di precisare la situazione, rispondo con i dovuti modi, evidenziando come io sia lì davanti a loro più per la mia capacità di non sbagliare le traduzioni che per il mio aspetto. Chiarisco la mia qualifica e rendo nota la mia esperienza nel campo.
Al che, esco dall’ufficio, vado a prendere i miei documenti e mi metto al lavoro, senza più dar peso alla questione.
Finite le mie ore, scrivo anche un tweet sulla vicenda e la racconto ad un paio di persone, puntando in verità più sull’ironia che su quanto fossi scocciata al momento, dato che, una volta che avevo chiarito la mia posizione di fronte ai giovin signori, per me la questione era da considerarsi chiusa.

Ma chiaramente mi sbagliavo.
Mi sbagliavo perché, quando ho raccontato a Rambo quello che mi è successo, mi sono sentita rispondere che l’errore è stato mio, che avevo assunto un atteggiamento sbagliato nei confronti di un complimento. Il che era accaduto, naturalmente, perché la sottoscritta non è ancora capace di stare al mondo.
Quindi, e state bene attenti, mio padre non ha trovato offensivo che qualcuno commentasse con un amico, alle mie spalle e convinto che non sentissi, non che io sia carina, o bella, no, ma che io sia una gran topa. Ci siamo? No, perché non è ancora finita.
Mentre la gran topa che non ha ancora imparato a stare al mondo usciva di casa per andare a sistemare i problemi di Rambo, ancora pesantemente scocciata per la risposta del genitore, la Genitrice asserisce che, comunque, non è stata una cosa gravissima. Insomma, mi si poteva dire di peggio. Con un certo sconcerto, faccio notare alla Genitrice che quello che mi è successo non è poi diverso da una manata sul fondoschiena, ad esempio, ma lei non concorda. Eh sì, la palpatina sì che è offensiva, mentre gli apprezzamenti volgari, no.

Allora ho pensato che, se viviamo in un mondo in cui sembra sia così necessario dare aria alla bocca per apprezzare l’aspetto di una donna/ragazza utilizzando per di più una terminologia quantomeno volgare, se non vogliamo dire svilente, e ponendo anche tale aspetto al di sopra delle sue capacità professionali, in un mondo in cui un padre pensa che sia stata sua figlia a sbagliare, mentre i ragazzi volevano solo farle un’apprezzamento goliardico, di tipo amichevole, e soprattutto in un mondo in cui le stesse donne non si scandalizzano più di tanto per l’apprezzamento volgare, perché le offese sono ben altre, perché si sa come sono gli uomini, perché non lo senti in giro che dicono di peggio, perché, dico io, non hai le palle e la considerazione verso te stessa che dovresti. Dicevo, se viviamo in un mondo così, forse è il caso di scriverlo un post su quello che è successo, sicuramente non fa male e potrebbe essere d’aiuto a molti.

Relaziono, ma con calma – Reading Challenge

Dunque, eccoci al rendiconto dei libri letti per il Goodreads Reading Challenge nel mese di agosto.
Come vi anticipavo, sono un po’ pochini rispetto alla mia media consueta, ma i bagni, le ore in spiaggia e i giri per Londra mi hanno, ahimè, sottratto del tempo prezioso. ;) Recupererò a settembre, ne sono sicura.

Tornando a noi…

- “Redemption”, R.K. Ryals. Della serie, Comprendi i Tuoi Pargoli. Non ce l’ho fatta, scusatemi, l’ho trovata una lettura banale e piuttosto noiosa.
- “Il Serpente di Venezia”, C. Moore. Citando un estratto dalla mia recensione su Goodreads: “É incredibile come Moore riesca a infondere nelle sue opere -che vogliono prevalentemente scherzare con il lettore- qualche piccola perla di saggezza, qualche osservazione tagliente come le lame di Pocket, che forse in pochi colgono, ma che comunque aggiungono valore ad un lavoro giá di per sé pregevole.” Un libro meraviglioso, lo consiglierei a chiunque.
- “A Dirty Job”, C. Moore. Perché quando leggi uno dei libri di questo autore, non vorresti più smettere. ^^ Non è ai livelli di Fool, o del Serpente di Venezia (meno che mai di Lamb!), ma è comunque una lettura estremamente piacevole, che offre qualche spunto di riflessione tra una risata e l’altra, come di consueto per il caro Chris. 
- “Divergent”, V. Roth. Comprendi i Tuoi Pargoli – la vendetta. Non è poi malaccio, eh! La trama è sicuramente sviluppata in modo un po’ semplicistico, banale forse, ma il libro in sé si legge bene. L’ho trovato anche di poco migliore, se vogliamo fare un paragone pregnante, a Hunger Games.
- “Il Bambino col Pigiama a Righe”, J. Boyne. Una delicata martellata sui denti. Intendiamoci, il libro è veramente bello, scritto meravigliosamente, in modo scorrevole e con l’attenzione giusta per i dettagli, ma il tema trattato e il finale sono molto, molto pesanti. Quello che mi ha colpito maggiormente è l’inquietudine che le parole del libro, il cui narratore è un bambino di nove anni, e il tono ispirano fin dalle prime pagine. Senza dubbio da leggere.

Ecco, quattro libri. Ve lo dicevo, io, che in agosto avevo rallentato un po’ il passo.
Al momento ho in lettura “Insurgent”, secondo capitolo della saga di Divergent (Comprendi i Tuoi Pargoli 3 – La Speranza), che trovo enormemente tedioso, nell’attesa di avere il tempo necessario per recarmi in biblioteca a recuperare qualche agile volumetto per passare le mie serate. Ammesso che ne abbia qualcuna libera, intendo. 

Voi non cambiate canale, eh! ;)

Gluten Free London – Incursione senza glutine della Strega

Ebbene sì, verso la fine d’agosto la Strega si è resa protagonista di una breve incursione nella cara vecchia Londra, patria del British Style, sede del Big Ben e residenza di Lizzie. 
Come dal titolo di questo post e vista la pervicacia della Strega nel mantenere la sua condizione di celiaca, è stato necessariamente un viaggio dove il GlutenFree l’ha fatta da padrone, e senza nemmeno la consueta fatica/preoccupazione di far capire agli indigeni le proprie necessità, perché, signori, Londra è praticamente il Paradiso del Celiaco. Davvero, se mai San Pietro, una Valchiria, Caronte o chi per loro dovessero chiedere ad un povero, celiaco e defunto-wannabe come si immagina il suo paradiso, un sospirato “fallo un po’ come Londra” potrebbe essere più che sufficiente. A meno che San Pietro, la Valchiria, Caronte o chi per loro non sia mai stato a Londra, questo è chiaro.

Sapete che senso di rilassamento si prova ad entrare in qualsiasi bar, caffè, ristorante, ad affacciarsi a qualsiasi chiosco, e domandare di cibi e bevande senza glutine, senza venir guardata come un’aliena o peggio, come una rompiballe sapientona e precisina? La decisa soddisfazione arriva poi, quando la stragrande maggioranza dei posti sopra citati è effettivamente attrezzata per rifocillarti e non intende nemmeno farti pagare una follia per questo (non più di quanto paghino i non-celiaci, comunque ^^). Ecco, andate a Londra e anche voi potrete provare tutto questo!

Tornando alla città, Londra mi da sempre l’impressione di grandezza; quando ci arrivo percepisco un leggero senso di, non inquietudine, diciamo straniamento, di fronte a quei viali lastricati così ampi, quei negozi dalle vetrine e dalle porte altissime e quelle case dalle facciate quasi sontuose – e spesso anche pretenziose, se andate a vedere come sono all’interno. Mi vien ben voglia di pronunciare, insomma, forte un Rule, Britannia e di parlare dei bei vecchi tempi andati dell’Impero davanti ad una bella tazza di tè. Amo i colori di Londra, amo il bianco scintillante, quel rosso scuro particolarissimo, il nero lucido (ma come fa ad essere così lucido??), l’oro, il marrone e il colore del legno delle travi a vista.
Amo anche stare a guardare i Londinesi, questi sconosciuti, che sono sempre di fretta e che potrebbero comunque vestirsi meglio, tacciati da mezzo mondo di snobberia e maleducazione. Signori, il Londinese non è maleducato, per carità, e nemmeno snob. Il Londinese mantiene una distaccata cortesia, proprio come la severa educazione inglese gli ha insegnato, rimanendo conscio che trattare con garbo e mai affezione il prossimo è simbolo e espressione di quell’innata superiorità d’animo che gli deriva dall’essere venuto al mondo nella patria di San Giorgio. D’altronde, non possiamo mica nascere tutti inglesi, sennò chi potrebbero colonizzare questi Esseri Superiori? 

Se non siete mai stati a Londra – o se ci siete già stati e, come me, non ne avete avuto ancora abbastanza – per un’incursione lampo, giusto per respirare un po’ di atmosfera, consiglio una visitina ad un paio i Musei (sceglieteli secondo i vostri interessi, la maggior parte è ad entrata gratuita), una passeggiata in un parco (e avete l’imbarazzo della scelta) e almeno un’oretta di contemplazione del posto e degli indigeni, magari da una panchina o da un caffè situati in una zona che, nuovamente, avrete scelto secondo i vostri personalissimi gusti. Il resto del tempo che vi rimane è libero, abbiate cura di camminare tanto e di prendere i mezzi pubblici, così che qualsiasi cortesissimo londinese avrà modo di aiutarvi a timbrare il biglietto/reperire la vostra Oyster/scegliere la direzione da prendere/inserite l’opzione di cui necessitate, dando prova di tutta la sua inglese, distaccata gentilezza. 

Avrò modo di raccontarvi alcuni aneddoti della mia incursione londinese nei prossimi giorni, nel frattempo vi lascio con qualche indicazione per andare a colpo sicuro a richiedere cibi/bevande gluten free.

Starbucks: cominciamo dalle basi. ^^
Tutte le bevande di quest’arcinota catena sono senza glutine, ad eccezione del Mocha Cookie Crumble Frappucino, che contiene pezzi di biscotto.
In più, potete tranquillamente sgranocchiare i seguenti prodotti:
Holy Guacamole Salad
Homous Wrap
Faitrade Chocolate Brownie (ma richiedete un prodotto confezionato)
Sweet&Salty Caramel Popcorn Bar
Get Fruity Fruit Salad
Fruit & Nut Bar
Nut Mix
Roasted Almonds
Golden Coins (le monetineeee! Sono bellissime!)
Fairtrade Chocolate Bars.

Costa Cafè e Costa Stores:
Sono sicure tutte le bevande, in più i Costa Stores vendono un particolare gluten free wrap.

Chop’d
E’ una specie di ristorante/self service in mood salutistico, che permette di acquistare pietanze già pronte o di creare la propria insalata. Ce ne sono parecchi nella zona 1-2 con un buon rapporto qualità prezzo e una grande attenzione ad allergie e intolleranze. In tutti i locali è presente una tabella di allergeni che può chiarirvi cosa potete mangiare e cosa no in meno di un nanosecondo.

Carluccio’s
Ristorante italiano (…) che ho provato questo agosto e che non ho trovato malaccio. Si tratta di una catena, lo trovate sempre nelle zone centrali, e la cucina non è poi malaccio. Potete richiedere il menu senza glutine (completo dall’antipasto al dolce) appena arrivate, senza alcun problema. (Se i camerieri evitassero di pronunciare i nomi dei piatti in un italiano stentato, probabilmente la comunicazione coi clienti avverrebbe meglio, ma non si può avere tutto).

Harrod’s
…Per le malate dello shopping e non solo. ;)
Quasi tutti i ristoranti possono servire i celiaci e/o hanno un menu gluten free. Non mi sento però di garantire sul rapporto qualità-prezzo dei cibi.

 

Per qualsiasi altro locale, non esitate a chiedere, visitare il sito web o scrivere una mail: sono quasi tutti prontissimi a dare una risposta, in genere affermativa.
Se questo non è il Paradiso… ;)

Ho giusto qualche post i cantiere…

…Datemi solo il tempo di respirare e di scriverli, eh!

 

Prima naturalmente mi tocca portare in manutenzione il pc dell’attività rambica, partire per la Missione Esselunga, fare un paio di chiamate importanti e ricordarmi anche di mangiare, ma voi non perdete la speranza: torno! ;)